mercoledì 30 maggio 2012

Pensieri sconnessi


Il mio nuovo taglio di capelli non mi piace per niente. Non ho avuto la forza di dire al mio parrucchiere di rifare tutto e fare un taglio più consono al mio stato d'animo, ma aveva impiegato un sacco di tempo e tanta passione. Avrei preferito un taglio militare o una rapata a zero. Invece mi ritrovo una pettinatura stravagante di quelle che vedi sulle pagine patinate delle riviste di moda e a me fa un po' ridere. A pensarci bene se mi guardi ad un chilometro di distanza, di sera, sei miope e con le cataratte, sono proprio uguale ad un modello! Preciso, preciso! A quanto pare sta riscuotendo un sacco di successo: tutti a dirmi come sto bene e che sembro più giovane. Io mi sento solo più vecchio dentro. L'unica cosa che mi piace di questa nuova pettinatura è che non si vedono i capelli bianchi. Ne ho un sacco. Ognuno di essi rappresenta un piccolo grande dispiacere. A volte ne sono orgoglioso: sono le mie cicatrici. E pensare che fino ai 18, ero l'unico della mia compagnia a non averne nemmeno uno. Si vede che ho recuperato abbondantemente più tardi. Questa pettinatura non credo che andrà oltre il fine settimana: non ho pazienza per aggiustarmeli allo stesso modo e né la stessa bravura. A Lui non sarebbe piaciuto. Sono più bianco del solito e mi piace. Mi piacerebbe andare al mare, prima che incominci a fare troppo caldo. Eppure è da marzo che vado regolarmente in una città di mare e per un motivo o per un altro non sono mai andato a passeggiare sulla spiaggia. Amo il mare d'inverno, la sua solitudine, la salsedine, il rumore delle onde... Ieri ho avuto seri problemi con la macchina mentre oltrepassavo il cucuzzolo della montagna, più della paura del volare di sotto, la mia unica preoccupazione era che stavo accumulando ritardo per l'esame interno di francese. Ho fatto il compito scritto un po' alla pene di segugio: non ne avevo un granchè voglia. Ho fatto un pasticciaccio soprattutto ad una comprensione scritta, l'articolo mi ricordava Lui e le tante cose belle che mi ha dato. Non sono riuscito a disconnettere il cervello e a fare il mio dovere. In compenso, ho scritto un tema-lettera da urlo: una dichiarazione appassionata e osannante del telelavoro e i suoi benefici sul lavoro stesso e sui figli. Non credo che avrò mai dei figli. Peccato. Ma forse è meglio così. Ho immaginato spesso il mio futuro in quest'ultimo anno e mezzo. Mi vedevo in una casa col giardino, noi due e un piccolo sgambettante per la casa, magari lo avremmo chiamato col suo nome, che trovo dolcissimo anche se Lui lo detesta, o con quello del suo papà. Saremmo stati felici, nonostante tutte le difficoltà perché le avremmo affrontate insieme. Sono sicuro che sarebbe stato un ottimo compagno e un ottimo padre per i nostri figli. Ora, non riesco ad immaginare un mio futuro. Quello che vedo sono io e un senso di precarietà nomade: nessuna stabilità. Si torna indietro. Ieri mi hanno detto che sarei perfetto come insegnante, magari di statistica. A me fa sorridere questa cosa, soprattutto la parola statistica. Ma no, il tfa (tirocinio formativo attivo) non lo farò quest'anno. Non ho la forza per farlo e poi se a stento riesco a prendermi cura di me, come potrò essere pronto a forgiare nuove menti? Qui costa 2300€ se superi la selezione, mentre quest'ultima costa 100€ per ogni classe di concorso. Potrei insegnare economia aziendale e matematica agli istituti tecnici, diritto ed economia no, perché non ho fatto diritto amministrativo all'università. A me piacerebbe insegnare, da un lato l'idea mi stuzzica, ma economia aziendale assolutamente no. C'è qualcosa di più inutile dell'economia aziendale? Pensateci bene, chi più chi meno la usa anche senza saperne i principi e l'esistenza, è superflua! Burocrazia fatta a materia e che neanche t'aiuta più di tanto ad orientarti in essa. Matematica? Il genio di famiglia in materia è mia sorella, non fa per me e poi ci sono già dei pessimi insegnanti e non mi sembra il caso di aggiungerne un altro. Se dovessi fare il professore mi piacerebbe insegnare delle materie umanistiche, ma sono troppo vecchio per farlo. Questa mattina mi sono finto un professore per ritirare dei libri per la professoressa di francese. Non sono stato in grado di dirle di no, ho pensato ai suoi due figli piccoli, al fatto che ha 4/6 anni più di me e una vita davanti realizzata. Se avessi risposto di no, avrei sottratto un paio d'ore a loro. Non mi sembrava giusto, non potevo permetterlo. A quanto pare ho ancora dei sentimenti, pensavo di non averne più. È stato divertente. Non riesco a studiare. Leggo e le parole vanno alla deriva come i continenti. Sarà un insuccesso su tutti i fronti. Non riesco a vedere le mie buone qualità e quale sia il mio talento. Non vedo in cosa sia bravo da gettarmici anima e corpo e trasformare tutto in energia positiva. Vado per inerzia. Brancolo nel buio. Ho ripreso a sorridere e a ridere, solo che non ho idea di quando inizio a farlo sul serio o sia tutta scena. Lui mi manca più del previsto. Mi manca la sua bella persona e il suo vasto e ricco mondo interiore. Mi manca la persona di cui mi sono follemente innamorato. Non riesco a odiarlo, posso solo amarlo. Anche se non lo scrivessi non cambierebbe la situazione. Invece, odio la sua zona d'ombra. la odio più che mai. Non posso fare altrimenti. Non mi capacito di non essermene accorto prima di quanto fosse grave la situazione. Mi spaventa. Non ho paura che mi faccia del male perché non può farmene in alcun modo, alla fine sono più forte di quanto credevo. Ho paura per Lui. Ho paura che il suo lato oscuro con quelle problematiche irrisolte nel profondo lo fagocitino tutto. Non posso permetterlo che succeda. Non posso neanche fare qualcosa senza il suo consenso. Spero solo che sappia che nel mio cuore a pezzi, Lui ha un posto speciale nonostante tutto. Sono preoccupato più per Lui che per me. E pazienza se qualcuno storcerà il naso leggendo tutto ciò.

8 commenti:

  1. Kamar, non rimanere troppo a lungo solo e continua a scrivere quello che senti.
    Un grandissimo saluto.
    p.s. e tieniti da conto i capelli!

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  2. Tutta questa confusione a un certo punto smetterà di vorticare, e tu vedrai la direzione verso cui procedere. Un abbraccio

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    1. Lo spero e ti ringrazio per l'abbraccio.

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  3. Ti consiglio davvero di andare al mare: io lo trovo terapeutico, specialmente guardare quell'enorme spazio blu. Il mare ti suggerirà pensieri migliori per venire fuori...

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    1. Magari più in là ci andrò, oggi c'era un po' troppa nebbia per arrivarci e volevo evitare insane tentazioni.

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  4. Prenditi il tempo necessario, le esperienze vanno elaborate. già il fatto di scriverne probabilmente ti aiuta a buttar fuori, e quando avrai tolto tutto sarai pronto a riempire quel vuoto con altre cose belle, meravigliose... pensa che quando si chiude una porta è perché c'è sempre qualcosa di meglio per noi ad aspettarci...anche se ora non lo vedi e non ci credi.

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    1. È difficile da crederci soprattutto quando pensi che il meglio ti è passato davanti e non l'hai placcato.

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