lunedì 5 settembre 2011

Vorrei poter dare un nome giusto

 

In questo periodo ho difficoltà a mettere ordine nei miei pensieri, figuriamoci a scriverli sul blog. Mi rendo conto, leggendo i post degli ultimi 5 mesi del mio vecchio blog, che non è cambiato praticamente nulla: continuo con alti e bassi, con una netta prevalenza di questi ultimi.
Potrei tranquillamente riciclare a caso uno o più vecchi post e il risultato non cambierebbe. Vorrei poter dare un nome a come mi sento adesso, a ciò che mi frulla in testa, al mio lento agonizzare. Mi rendo conto della brutta piega che ho preso, del fatto che sempre più spesso mi autocensuro per non urtare la sensibilità altrui o molto più semplicemente per non dare appigli agli altri per intromettersi e compatirmi. Uso l'autocensura come barriera: da questo lato ci sono io e dall'altro il resto del mondo. Se prima capitava sporadicamente, ora è diventato un'abitudine, quasi una cosa automatica. So che sto sbagliando alla grande, ma ora non riesco a farne a meno, perché se facessi trapelare qualcosa in più aprirei una crepa e cadrebbe giù tutto il resto, ed io ora non sono forte: sono solo tremendamente solo, stanco e avvilito. Se cedessi ora, per me sarebbe la fine in tutti i sensi. 
Pensavo di aver raggiunto il massimo dell'idiozia quando mi sono censurato perfino nei sogni. Nell'ultimo, ad esempio, ho sognato il mio dolce RdS che si sposava, ma non con me, ed io non ho mosso un muscolo, impietrito mi guardavo allo specchio e mi ripetevo a voce alta di essere felice del lieto evento. Il mio corpo mentiva dannatamente bene, mentre la mia anima moriva, una sensazione orribile, quasi raccapricciante. Sapevo che stavo sognando perché in Italia due uomini non possono sposarsi, avrei dunque potuto fare qualsiasi cosa: dal cercare di impedirlo, a piangere, fino a poter dare il peggio di me e invece sono semplicemente morto dentro, imploso come un vecchio palazzo fatiscente in demolizione. 
Sono arrivato al punto che non formulo più neanche determinati pensieri, cioè mi autocensuro ancor prima di pensarli nella mia testa. Roba da psicopatici cronici!
Mi pesa stare così da schifo, mi pesa questa mia situazione, mi pesa non riuscire a gestire la mia vita al meglio, mi pesa limitarmi a provarci senza riuscirci, mi pesa stare qui, mi pesa la lontananza, mi pesa ripetermi che passerà, mi pesa dirmi che è solo una questione di tempo, mi pesa autocensurarmi...
Sto impazzendo, mi sto sgretolando e nonostante tutto non riesco a dare un nome giusto a tutto ciò. Mi aggrappo solo ad una folle idea, paragonabile ad una piccola zattera infestata dai tarli nel mare in burrasca, mentre la tempesta fa imbarcare acqua alla mia bagnarola, non posso fare altro e canto sommessamente, sussurando piano: 
Spero che un giorno smetterai di fare confusione
tra il dolore ed il piacere,
la paura ed il bisogno di ferire,
son certo che un giorno chiameremo tutto questo
col nome giusto
e ritrovata serenità.
Se la lontananza è come il vento...

3 commenti:

  1. Purtroppo non credo che ci sia un nome giusto... Quello che provi tu, mi permetto e penso, è anche influenzato dal momento in cui viviamo. Te lo dico perchè anch'io ho il morale e le energie a terra: non so tra un mese cosa farò, dove sarò... Quasi quasi spero in una mega esplosione del 2012, ci stai??? ;)

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  2. In effetti la fine del mondo sarebbe un'ottima soluzione. ;)

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