venerdì 1 giugno 2012

Légami o legàmi?


È passata una settimana esatta da quando ho ricevuto la notizia più brutta della mia vita, tramite mail. E pensare che se non avessi scritto questo post, probabilmente nemmeno l'avrei saputo. Che amarezza! Pensavo che tutti i miei sforzi sarebbero stati lautamente ricompensati. Pensavo di essere una bella persona. E invece... Si vede che non merito di essere felice. Si vede che sono una persona orribile. Non riesco a capire. Perché a me? Dove ho sbagliato? Dovrei avere l'adrenalina a mille perché giovedì parto. Invece mi pesa. Non ho voglia di preparare lo zaino. Se non avessi già tutto pagato non andrei a Torino. Non ne vale la pena. Sono demoralizzato. Poi mia madre che mi assilla puntualizzando che è stato un azzardo scegliere Torino, troppo fuori mano per te! Se avessi scelto Roma ti stresseresti di meno. Rimango in silenzio. Mi rabbuio. Da una settimana Torino è un tabù, non mi brillano più gli occhi quando lo pronuncio. Ogni volta mi blocco. Vorrei spiegarle il perché della mia decisione, dirle tutto. Spiegarle i miei silenzi, le mie preoccupazioni eccessive, quella paura di non fare mai in tempo, la mia felicità, il mio cuore spezzato. Dirle che ho scelto il Piemonte per seguire il mio cuore e che per una volta anche la ragione era d'accordo. Pensavo che fosse un primo passo verso la felicità. Non ce la faccio. Non ce la faccio ad affrontare ora anche un coming-out. È già un miracolo che sto qui a scrivere. È già un miracolo che non trattengo più il respiro. È già un miracolo che la carrozzeria esterna funzioni ancora nonostante tutto.


Ieri per la prima volta in cinque mesi, quasi sei, ho lasciato a casa il mio piccolo quaderno, quello che volevo regalare a Lui. È stato come uscire nudo. Ormai lo consideravo una mia appendice esterna, una sorta di coperta di Linus da cui non mi staccavo mai, se non per andare al massimo in palestra o per fare la fila alla posta. È venuto con me un paio di volte a Roma, mi ha seguito nelle mie peregrinazioni nel sud Italia e sarebbe dovuto venire con me anche a Torino, la prossima settimana. Era il mio promemoria: mi ricordava che non ero solo e che avevo un progetto, un sogno da realizzare, una persona di cui prendermi cura e per cui vale la pena di rischiare. È tutto finito. Avevo calcolato che potesse andare male, ma mai ho immaginato che finisse in questo modo, ancor prima di iniziare. Ho ancora quell'amaro in bocca che non riesco a mandar via: più bevo acqua e più non va via. Dovrei bruciarlo, ma non ho ancora il coraggio di farlo. Non riesco neanche a sfogliarlo senza avere un nodo in gola e la sensazione di precipitare nel vuoto. Mi fa male. Anche quel quaderno rappresentava la parte migliore di me. Adesso non c'è più, e anche quella parte di me non ha più ragione di esistere. Sono esausto. Perdo pezzi. Oggi mi sembra di avere poco ossigeno a mia disposizione, faccio fatica a respirare. Sono a basso consumo energetico. Non riesco a concentrarmi. Mi sembra che niente abbia senso. Su un foglio bianco, ho provato a scrivere un elenco di cose che mi rendono felice. Mi sono sforzato per riempirlo. Non ci sono riuscito. È rimasto vuoto. Eppure, ci devono essere per forza, ma non le trovo. Non riesco a vederle. Sono cieco e brancolo nel buio.

Oggi è stato il mio ultimo giorno di palestra. Ho detto che probabilmente riprenderò tra due settimane, giusto il tempo di superare due settimane di fuoco con un po' più di calma. Mentivo. Non rinnoverò per un altro mese, né credo riprenderò a settembre. Non ne vale la pena. Non ci sono risultati né benefici fisici e psichici. E poi cercare di essere più carino per chi? Solo per me? Non ne vale la pena. Potrei diventare mister universo, ma non cambierei la pessima percezione che ho di me. Sono stanco, tanto stanco. Credo di essere arrivato al capolinea e me lo ricordano i miei tendini doloranti. Questa mattina ho impiegato un po' a carburare e a camminare senza zoppicare. Avrei bisogno di chiudere gli occhi e dormire cento anni. Risvegliarmi tra le sue braccia e avere la certezza che era soltanto un brutto sogno. Niente di tutto ciò avverrà. Non ho avuto la possibilità di dedicarmi un po' di tempo per cercare di capire e assimilare il colpo. Il mio corpo me lo sta ricordando continuamente. Dormo male. Ho gli incubi. Non ci riesco. Non posso, non voglio, non ce la faccio. Ho smesso di studiare perché non ne vale la pena, perché non cambierà mai niente. Si può solo peggiorare. Ho voglia di mollare e cancellare tutto. Vorrei cadere nell'oblio e dimenticare.

So che non sono il primo e né sarò l'ultimo a soffrire per amore. So che ci sono problemi molto più gravi del mio. Ma non sono in grado di essere di aiuto né a me, né agli amici che non stanno bene e né alla società. Sono inutile.

9 commenti:

  1. uhm leggendoti ho sempre più la sensazione che ti sei fatto tutto un bellissimo film senza interpellare i coprotagonisti.
    Cosa che per'altro ho fatto pure io, spesso, in passato. e mi piaceva pure tutto il sistema ... perchè diversamente certe cose mica le capivo.

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    1. A quanto pare deve essere per forza così. :(

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  2. Ti sento sfinito, oggi.
    Ti mando un grande saluto. Non rimanere solo e continua a scrivere.

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  3. E così, Madama Depressione è venuta a farti visita...

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  4. ... Madama Depressione è una di famiglia, ormai... quando se ne va, non è mai un addio, è sempre un arrivederci...

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  5. 1- non sei affatto una brutta persona, sei solo uno che non sa a chi volere bene in questo periodo. Potresti provare a voler bene a te stesso
    2- brucia quel cazzo di quaderno e cominciane uno nuovo PER TE, perché sei tu la persona più importante che hai.
    3- a cosa serve fare tutto questo? A te, ad un futuro che adesso che non vedi, ma che c'è senza che tu possa scegliere ...
    4- se non ti piace la palestra (è orribile lo so) cerca un altro sport, un altro hobby: devi distrarti e fare altro, magari conoscere nuove persone.
    5- Madama Depressione è una gran bastarda a cui non puoi dare confidenza. Non hai diritto di buttarti giù così giovane come sei!
    6- Hai una sola possibilità: ricorda il Primo Comandamento di Velia (ama il prossimo come te stesso fino a quando se lo merita, poi mandalo a cagare e rifatti una vita)

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  6. p.s. presentami quella tartaruga alata nella foto grazie...

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