giovedì 27 settembre 2012

Oroscopo mio non ti conosco!


Non ho mai creduto all'oroscopo, né al potere delle stelle che influenzano la vita delle persone, né credo nelle ipotetiche caratteristiche comuni dei nati sotto lo stesso segno, né conosco il mio ascendente perché penso che bene o male ognuno è l'artefice del proprio destino. Una volta ho provato a calcolare il mio ascendete, giusto per curiosità, ma mi sono annoiato subito senza riuscire a cavare un ragno dal buco. A stento conosco i nomi dei dodici segni zodiacali, ma, quando mi capitava, leggevo l'oroscopo più che altro per vedere di quanto il ciarlatano di turno si sbagliasse, o per quale misteriosa legge della probabilità indovinasse l'andamento della giornata/settimana. C'è stato, poi, un periodo più o meno recente in cui leggevo l'oroscopo più per la ricerca di una conferma che di chissà cos'altro. Ovviamente leggevo prima il suo oroscopo e poi il mio, poi sprecavo abbondantemente 5 minuti esatti della mia vita per cercare un collegamento tra i nostri due oroscopi che mi sembrasse potesse accadere realmente. Probabilmente speravo che mi dicesse nero su bianco robe del tipo: oggi ti chiederà di sposarlo, nelle prossime settimane ti dirà che ti ama e non può fare a meno di te... insomma amenità del genere. Quando si è innamorati si è completamente stupidi e quando uno è già stupido di suo come il sottoscritto, si raggiungono alte vette di stupidità inaudita ed inimmaginabile, in fondo questo blog ne è testimone così come quello vecchio. Oggi di tanto in tanto butto ancora l'occhio sul suo oroscopo, ma spero di togliermi questo brutto vizio e di sprecare quei 30 secondi leggendo che ne so l'etichetta della boccetta di cianuro o roba del genere [umorismo tetro modalità off]. Comunque tra i tanti oroscopi che circolano, quello che mi "affascina" di più è quello di Rob Brezsny che trovate online sull'Internazionale. Probabilmente mi affascina per quella tendenza all'ottimismo o per quei consigli un po' così, sempre con quella vena pseudo-finto-intellettuale. Il post nasce da questo oroscopo (quasi in scadenza, domani c'è il nuovo o almeno credo):

Capricorno: Qual è il tuo posto? Non quello a cui appartenevi in passato o che avrai in futuro, ma il tuo posto adesso. Forse la risposta a questa domanda finora è rimasta confusa, ma è arrivato il momento di fare chiarezza. Per individuare il tuo giusto punto di forza, prova a fare queste tre cose: prima decidi di quali esperienze avrai bisogno da oggi al tuo prossimo compleanno per sentirti amato. Poi stabilisci quali sono i due obiettivi più importanti da raggiungere fino a quel momento. Infine, immagina nei minimi dettagli come esprimere al meglio la tua generosità.

Premesso che non ho la più pallida idea di quale sia il mio posto adesso e che la risposta mi è oscura più che mai, altro che confusa!, oggi si prova a fare un po' più di chiarezza. Vediamo che ne esce, anche se al momento ho il sospetto che, nonostante la mia logorrea, avrò un blocco da scrittore o da sindrome da pagina bianca e immacolata che non si sa da dove iniziare a scarabocchiare. A dire il vero un pensierino ce l'avrei su cosa vorrei, ma siccome non si può, non vale e quindi non si conta.; così come so già che un paio di miei lettori sanno già ciò che vorrei, quindi mi preparo al loro "sguardo riprovevole" seguito dal borbottio che conferma che sono una battaglia persa. ;-P

Ps: qui sotto un esempio di baggianate sulle pseudo caratteristiche di un segno zodiacale.



Update delle 13:40, Rob mi dice che per la prossima settimana:

Capricorno: Dire tutta la verità e nient’altro che la verità non è necessariamente il modo migliore per essere amati. A volte può scatenare il caos. In un contesto istituzionale, la sincerità assoluta può ridurre la tua influenza e frustrare le tue ambizioni. Ma ora prendi tutto quello che ho appena detto e mettilo da parte per un po’. Questa è una delle rare occasioni in cui essere profondamente sincero andrà tutto a tuo vantaggio.

Sante parole Rob, soprattutto la prima frase. -_-'

martedì 25 settembre 2012

Nulla da perdere


Mi sveglio sudato con la gola secca, un'altra notte tormentata è passata. Fuori è ancora buio, scendo giù a prendere un bicchiere di acqua ghiacciata che non placa la mia sete. Il caldo vento di scirocco scuote gli alberi, sembra preannunciare una tempesta. I giorni sono diventati sempre più corti, ma preso dalla mia assenza tutto è immobile e mi è ugualmente indifferente. Si annuncia una giornata plumbea, quella che, con il forte vento di scirocco, gli anziani e i superstiziosi di qui definirebbero un tempo che preannuncia il terremoto.
Tanto ormai non ho nulla da perdere che non abbia già perso. Per togliermi un po' della pigra indolenza che mi ha colpito, decido di fare un po' di pulizia. Tra appunti, foglietti volanti et similia, spunta lui: il mio quaderno. Quel quaderno che per un bel po' di tempo era stato un mio prolungamento, quasi una mia seconda ombra, l'ho portato ovunque in giro con me, addirittura un paio di volte perfino a Roma. Ricordo ancora lo smarrimento che provai quando per un attimo sembrò che l'avessi perso all'autostazione Tiburtina. L'avevo sepolto sotto un sacco di roba in attesa di avere la forza per decidere cosa farne, visto ormai la sua inutilità. Non ce l'ho fatta. Non ce l'ho fatta ad aprirlo e a scorrere le pagine, fa ancora troppo male. So ogni parola che ho scritto lì sopra, non ne ho ancora dimenticata una, perché mi serviva per testimoniare un percorso di crescita umano e professionale, era una specie di pegno e prova d'amore allo stesso tempo. Era il MIO pegno d'Amore. Non quello di qualcun altro ma il mio. Non ce l'ho fatta a buttarlo, fa ancora troppo male. Ora è lì, a testimoniarmi l'ennesimo mio fallimento, un'illusione d'amore, il mio sogno. Non quello di qualcuno altro, ma era il MIO sogno d'Amore e di Felicità. Non c'è più. Non c'è più come il resto. Ormai non ho più nulla da perdere, ho già perso tutto ciò che ritenevo di primaria importanza per me. Pensavo che in questi 4 mesi esatti sarei riuscito a metabolizzare tutto, a buttarmi tutto alle spalle. Balle! Non ci riesco. Sono bloccato. Per quanto mi sforzi, quello stronzo del mio cuore non vuole decidere di mettersi in riga e continua ad essere anarchico. Ho smesso anche di chiedermi cosa ne sarà di me, ormai non mi interessa più, non ho nulla da perdere.


Gone is the romance that was so divine.
Tis broken and cannot be mended.
You must go your way,
And I must go mine.
But now that our love dreams have ended...

What’ll I do
When you are far away
And I am blue
What’ll I do? 

What’ll I do? 
When I am wondering who
Is kissing you
What’ll I do? 

What’ll I do
With just a photograph
To tell my troubles to? 

When I’m alone
With only dreams of you
That won’t come true
What’ll I do? 


What’ll I do
With just a photograph
To tell my troubles to? 

When I’m alone
With only dreams of you
That won’t come true
What’ll I do?

China Forbes dei Pink Martini  in What'll I do? scritta nel 1923 da Irving Berlin.

Ps di servizio: non so perché Blogspot mi abbia pubblicato il post a metà, si vede che si sarà stufato anche lui di me e delle mie lagne. Spero che ora ci sia tutto.

sabato 22 settembre 2012

Il profumo del mosto


Mi piace il profumo del mosto, ha qualcosa di magico. Racchiude in sé la forza della terra, il calore del sole e il profumo del vento. Sa di vita  e di morte, di gioia e di dolore, di fatica e di riposo, di mistero e di conoscenza, di uomo e di natura, di ricordi e di oblio, di passato e di presente. Il mosto è il preludio del vino, ma il vino non è altro che una metafora dell'Amore. Non ci credete? Be' allora leggete qua e non potrete che annuire. 
Ho sempre amato la vendemmia: l'accarezzare l'uva, il vento tra i capelli, il calpestare le foglie secche delle viti e il conseguente suono melodioso che si ottiene camminandoci sopra, i raggi di sole che fanno capolino tra i filari, quella sorta di aria cerimoniosa che si ha nel raccogliere l'uva tra quei vecchi filari stretti stretti della vecchia piccola vigna (di età compresa tra i sessanta e i settant'anni), quella dove devi quasi inginocchiarti, facendo la riverenza alla natura e a chi non c'è più e non hai mai conosciuto, per raccogliere i grappoli d'uva ('na piennice d'uva). Devo essere sincero, il mio amore per il vino è tardivo, l'ho sempre sottovalutato, ma l'ho riscoperto a Bordeaux con nuovi occhi nel 2008 (va be' pure con le papille gustative, ça va sans dire!). Ogni successivo anno è stato un rinvigorire quei piacevoli ricordi, dando alla vendemmia un significato particolare, un significato tutto mio: un mix di Ricordi, di Speranze, di Felicità, di Amicizia, di Amore e di Casa (concetto quest'ultimo complicato, ma forse in qualche post successivo lo dipanerò). È stato un po' come stare accanto alle persone a cui vuoi bene e con le quali hai condiviso un pezzo di strada insieme, un modo per sentirle vicine al cuore.

L'anno scorso è stata la vendemmia della determinazione, della sfrontatezza a testa alta, della speranza, della fiducia, dell'essere inerme, dell'essere un verme, del voler essere vicino a e invece ero lontano da (col senno del poi, i 1141 chilometri sono bazzecole a confronto della distanza abissale dei nostri cuori), del broncio, dell'odio per non avere la bacchetta magica per poter risolvere i (suoi) problemi e della tristezza.

Quest'anno è stata la vendemmia della malinconia, dell'amara nostalgia, della fine di tutto, della consapevolezza che niente è cambiato e né cambierà, della consapevolezza che è stata l'ultima, dell'affetto per ciò che è bello e non si avrà mai, della solitudine, del dolore, dell'assenza e della lontananza.


Amor, si me llamas amor 
Si me dejas amarte mi bien, 
Yo te voy adorar. 
Las estrellas NOS VERÁN asombradas, 
La noche Y EL DÍA SERÁN LLAMARADAS. 
Candor, si me das tu candor 
Si me dejas amarte mi bien, 
Yo te voy adorar. 
Amor, si me llamas amor 
Si me dejas amarte mi bien, 
Yo te voy adorar.
Las estrellas NOS VERÁN asombradas, 
La noche Y EL DÍA SERÁN LLAMARADAS.
Amor, si me das tu valor
Si me atrevo a quererte mi sol,
Te voy a idolatrar.
Los angeles nos traeran la ternura,
Las flores nos vestiran de dulzura,
Contigo voy a soñar con querubes,
Contigo voy a pasear en las nubes,
Contigo voy a pasear en las nubes,
Contigo voy a pasear en las nubes.
Amor, en las nubes.

Mariachi Serenade (A walk in the clouds - Un Paseo por las nubes) di Maurice Jarre, scritto da Leo Brouwer e Alfonso Arau, colonna sonora del film Il profumo del mosto selvatico (1995).



venerdì 21 settembre 2012

Assente


Sei assente, sembra che tu sia altrove. Queste sono le parole che mi ha detto questa mattina la mia amica Genietta, subito dopo il consueto ciao e i baci di rito sulle guance. Ho blaterato qualcosa, giustificando la mia assenza con i continui grattacapi burocratici e non dovuti al post incidente di giugno, e con i miei continui buchi nell'acqua nella mia continua corsa disperata alla ricerca di un lavoro. Non so se ha creduto alle mie  flebili giustificazioni, alla mia verità parziale, ma non ha aggiunto altro ed io non ho avuto la forza materiale per raccontarle tutto. Raccontarle cosa? Ma soprattutto a che pro? Mi sono scusato per il mio essere assente, non pensavo che fosse così evidente. Sono assente. Sono insofferente al mondo, alle cose, alle persone. Dopo pochi minuti ho solo voglia di andar via. Dove? Non lo so. So solo che voglio andare via, il più lontano possibile da me stesso e da tutto il resto.
Ho gli occhi sempre gonfi come se non facessi che piangere tutto il giorno, ed è buffo perché non verso una lacrima da 4 mesi abbondanti: ho già dato. In alternativa si potrebbe ipotizzare che li ho gonfi perché mi faccio le canne, ma qui è ancora più ridicolo perché non ne ho mai fatta una in vita mia e sono talmente scemo che non saprei manco come si fa. Maledetto dna da bravo ragazzo!
Oggi ho ricevuto un altro no, ormai ci sono così abituato a riceverne tanti che se avessi avuto un sì mi avrebbe destabilizzato. Ormai i miei NO sono diventati una certezza, proprio come sapere che dopo la domenica c'è il lunedì. 
Ogni giorno perdo un pezzo. Sia esso fiducia nelle mie capacità o speranze che tutto possa cambiare. Suvvia sono un perdente è inutile girarci intorno, se così non fosse qualcosa si sarebbe smosso e invece niente.  Resto immobile e il mondo va a rotoli senza di me. Continuo a chiedermi sempre più spesso chi me lo fa fare tutto questo? È solo un'indecorosa agonia. Non riesco a non confrontarmi con gli altri e a vedere l'abisso che esiste tra ciò che sono e tra ciò che vorrei essere, tra ciò che ho e tra ciò che vorrei avere. La mia forza di volontà è paragonabile alla consistenza della neve sotto il solleone con 40° all'ombra. Ho una pessima opinione di me stesso: ogni giorno quest'opinione peggiora un po' di più. Grazie alle mie continue assenze, credo di avere nuove paure. Credo di aver paura di un'innocua domanda come ma tu sei felice? La risposta è NO, non sono felice. Se dovessi limitarmi a rispondere non avrei paura, il problema e la paura stanno nel doverlo motivare, in quel perché sono infelice. Credo di aver paura nell'affezionarmi troppo alle persone, del pericolo di innamorarmi di nuovo e di poter stare di nuovo così. Così male.
Sono stanco, molto stanco. Ho una stanchezza nell'anima. Non ho più entusiasmo, tutto è uguale e insignificante. Vado per inerzia: spedisco curricula perché è ciò che ci si aspetta che io faccia. Così come domani andrò in palestra, solo per far vedere che tutto funziona normalmente. E due palle! Mi auguro che il mio corpo tiri le cuoia al più presto, per il resto se non sono già morto, poco ci manca. Credo che augurarmi di morire al più presto sia, al momento, il miglior modo di volermi bene. E so già che riceverò una marea di critiche, ma tanto o lo scrivo qui sul blog o non lo scrivo lo penso lo stesso e poi, fanculo è il mio blog e chissenefrega se qualcuno storce il naso o mi compatisce. Tanto peggio di così...
Non ricordo più quand'è stata l'ultima volta che ho sognato. Alla luce di tutto, è un bene che ho esaurito la capacità di sognare.


venerdì 14 settembre 2012

Acrostici Sentimenti in (Dis)Equilibrio



Io
Non
Urlo
Tutti
I
Logoranti
Errori.

                   Io
                   Non
                   Sento.
                   Tutto
                   Ancora
                   Brucia
                   Inarrestabile.
                   Lentamente
                   Espiro.

                                           Dentro
                                           Odo
                                           Lamenti,
                                           Odo
                                           Ruggiti
                                           Emaciati.

                                                                    Forse
                                                                    Ragionando
                                                                    Ancora
                                                                    Non
                                                                    Cambierò
                                                                    E
                                                                    Sarò
                                                                    Certamente
                                                                    Onesto.

                                                                                                      Ma
                                                                                                      Ora
                                                                                                      Resto
                                                                                                      Immobile,
                                                                                                      Resto
                                                                                                      Esule.


Rondò Veneziano (Sinfonia per un Addio - Album: La Serenissima - Anno: 1981)

lunedì 10 settembre 2012

Come l'unico superstite


Ipotizziamo che, in seguito ad una catastrofe nucleare, voi siate l'unico essere umano sopravvissuto sulla faccia della Terra. Avete cibo e acqua in abbondanza, tutto ciò che rimane della civiltà (libri, cd, dvd, ecc.) in abbondanza, ma non abbiate nessuno di cui prendervi cura, nessuno con cui scambiare una parola, siete completamente soli e no, non ci sono neanche gli extraterrestri, ma solo voi che per un caso fortuito siete riusciti a salvarvi. Avete visualizzato la situazione? Ecco, dopo averlo fatto, ora immaginate che dopo un primo momento di adrenalina e di pensieri del tipo: "posso finalmente leggere quel romanzo che mi piace tanto, senza che qualcuno mi rompi le palle facendo rumore" oppure "posso ascoltare tutta la musica che voglio ad alto volume tanto nessuno avrà nulla da dirmi" e altre cose del genere; ad un certo punto questa situazione da Sopravvissuto incominci a pesarvi. Vi pensa la routine, vi pesa il silenzio, vi pesa il non poter condividere un tramonto, vi pesa non poter regalare la prima rosa sbocciata del vostro giardino, vi pesa ridere da soli... Ordunque penso che sia inevitabile pensare che sarebbe stato meglio soccombere anche voi insieme a tutti gli altri, fin quando questo pensiero vi entra in testa e diventa un chiodo fisso. Non c'è più niente che vi rende felice. Ormai tutto è dannatamente uguale: non c'è più uno ieri, né un oggi, figuriamoci un domani! Piombate in un'apatia che potreste scambiare tranquillamente per una sorta di coma vegetativo. Ormai continuate a fare tutto per inerzia. Non c'è gioia nelle vostre azioni. Avete smesso di sperare perché tanto ormai siete l'unico sopravvissuto alla catastrofe nucleare. Non esiste un motivo per cui valga la pena vivere e incominciate a pensare che  la morte potrebbe essere una liberazione. Se voi foste quell'unico sopravvissuto, cosa fareste? Scegliereste di vivere apaticamente, ossia di non-vivere, o scegliereste la morte? Io senz'ombra di dubbio sceglierei la morte, perché a queste condizioni che mi serve essere l'unico sopravvissuto di tutta la razza umana?


Questo ragionamento bislacco, serve un po' a far capire il perché mi sono trincerato dietro questo mutismo da una quindicina di giorni a questa parte. Ci sarebbero tante cose da raccontare, ma mi sembra di essere molto ripetitivo e mi stufo io stesso nello scrivere sempre le stesse cose, ossia che: va tutto a rotoli, sto uno schifo, sto perennemente sulle delle montagne russe, motivo per cui un attimo sono su e subito dopo sono giù, mi sento inutile, un disadattato, uno sfigato cosmico, un fallito, un completo incapace e come se non bastasse mi sento solo, molto solo. Insomma, se non fosse che non c'è (per fortuna) alcuna catastrofe nucleare e che quindi la razza umana non si è estinta, direi che mi sento proprio come quel sopravvissuto, né più e né meno. Certo sono ancora in fase: evviva! posso leggere questo libro senza il chiacchiericcio rumoroso dei vicini. Ma, a lungo andare mi stancherò, è solo questione di tempo. 
Intanto continuo a sentirmi un infelice-inutile-disadattato-sfigato-fallito-incapace-solo e no, non è per niente una bella sensazione. Sob!

sabato 25 agosto 2012

Sognare un impossibile sogno


In questi ultimi 3 mesi, ho sempre sperato che fosse tutto un brutto sogno, che prima o poi mi sarei svegliato  da questo incubo. Qualche volta ho pensato che mi fosse successo un incidente, che tutto quello che è successo dopo sia frutto del mio inconscio in coma che, cercando di spaventarmi, prova a farmi svegliare. Vorrei che fosse tutto un brutto sogno o quanto meno uno scherzo di pessimo gusto e spero prima o poi che qualcuno mi dica una frase idiota del tipo: è una candid camera, ci sei cascato in pieno, cretino! Purtroppo non tutto ciò che si desidera corrisponde a ciò che si può avere. So che sono sciocco e che un post del genere non dovrei proprio scriverlo, ma tanto anche se non lo mettessi nero su bianco lo penserei ugualmente, allora tanto vale scriverlo, tanto non credo che Lui lo legga, e poi c'è sempre la speranza che un giorno rileggendolo mi dia del cretino e che mi ci faccia una bella risata sopra. 
Mi sto sforzando di non pensarlo, ma con scarsissimi risultati. Vorrei anche scrivergli, giusto per sapere come sta, visto che non ho sue notizie da un bel po' di tempo ed incomincio ad essere molto preoccupato, ma ho paura che possa fraintendere e che possa involontariamente fargli del male, quindi alla fine rinuncio anche se mi costa non scrivergli. Mi manca. Non dovrei forse neanche scriverlo, ma è così. Mi piacerebbe che fosse tutto come all'inizio, chiacchierare con lui con semplicità del più e del meno, vorrei indietro quella complicità-confidenza che mi manca. Aveva il potere di rasserenarmi, di farmi sentire giusto, forse il termine corretto sarebbe speciale. Non vorrei essere frainteso, ci sono alcuni amici che hanno la capacità di riportarmi con i piedi per terra, di farmi ragionare e di dare ordine al caos che ho in testa; però Lui... Qualche volta penso che sono stato un grande stupido ad aprirgli il mio cuore, magari se avessi taciuto non l'avrei perso del tutto. Purtroppo, quando si tratta di sentimenti non esiste un modo giusto o un modo sbagliato per esprimerli. Questo post mi serve in parte a fare un po' il punto della situazione, a buttare fuori dei pensieri, anche se ammetto di essere ripetitivo, nella speranza di riuscire a capirmi un po' di più. Ecco, se dico che mi preoccupo lo stesso per Lui, passo per deficiente, per malato, per pazzo o per persona normale? Che poi, se ci fosse bisogno di un'attenuante mi preoccupo per tutti quelli che fanno parte della mia vita e che ritengo siano importanti per me. Ecco, Lui è troppo importante per poterlo cancellare con un colpo di spugna, così come non potrei mai odiarlo: è impossibile! Però, devo ammettere che sono una persona orribile perché qualche volta vorrei che ritornasse da me e mi dicesse che ha fatto uno sbaglio e sono io la sua panacea, non l'altro. Quando penso ciò, mi sento pure in colpa come se avessi rubato una felicità che non mi appartiene o gufato e onestamente non mi piacciono questi pensieri sporchi perché vanno contro di me, contro quello che sono Io in realtà. Se tutto fosse semplice e lineare, si risolverebbe tutto in un: vorrei che Lui fosse Felice con Me; ma in realtà c'è un NON prima di con, quindi mi dovrò accontentare che Lui sia Felice con un altro e che io prima o poi lo sia  da solo o in compagnia. Ma poi sono così fuori di testa se sono grato al suo attuale fidanzato perché è riuscito a dargli tutto quello che avrei voluto dargli io ma a quanto pare non ci sono riuscito? L'altro giorno riflettevo un po' più ad ampio raggio e freddamente sono arrivato alla conclusione che visto com'è andato ad escort tutto il resto (dire a puttane non è più politicamente corretto), forse è stato un bene che non mi ami. Insomma, senza che ci giriamo attorno, però onestamente associo al mio nome due aggettivi: fallito e sfigato. Partendo dal presupposto che per Lui voglio solo il meglio, onestamente e oggettivamente io non sono quel meglio. Cosa avrei mai potuto dargli oltre a me stesso e al mio Amore? Niente. N-i-e-n-t-e! Niente! Per un attimo, ho pensato per assurdo se non ci fosse l'altro (a questo punto che sempre sia lodato!), con i miei pessimi risultati raggiunti, come avrei vissuto quest'estate? Doppiamente male, perché mi sarei sentito oltre che un fallito e uno sfigato, anche uno spergiuro e un  inaffidabile. A questo punto, converrete con me che forse è stato meglio così: almeno soffro solo io e amen. 
Non riesco a capacitarmi del fatto che io sia stato così presuntuoso nel pensare che sarei riuscito a cambiare tutto in meglio quest'anno. Non riesco a capacitarmi del fatto che io sia stato così presuntuoso nel credere che poi mi avrebbe amato così, con uno schiocco di dita. Non mi capacito di come sia stato così presuntuoso nel credere non solo nelle mie capacità, ma anche nei miei sentimenti e nelle mie sensazioni. Eppure non mi sono mai sbagliato, questa volta non avevo alcun minimo dubbio in proposito che ho deliberatamente ignorato, non c'era nessuna vocina a dirmi che stavo facendo una cazzata. Ecco, non avevo proprio dubbi. Com'è possibile che mi sia sbagliato? Mi consola il fatto che almeno ormai non sono più un peso per Lui. Ora, cosa mi resta? Non riesco a lasciare andare via questo sogno irrealizzabile e non riesco a smettere di sognare un impossibile sogno. Mi sa che sono un po' un Don Chisciotte senza speranze.


Rêver un impossible rêve
Porter le chagrin des départs
Brûler d'une possible fièvre
Partir où personne ne part
Aimer jusqu'à la déchirure
Aimer, même trop, même mal,
Tenter, sans force et sans armure,
D'atteindre l'inaccessible étoile
Telle est ma quête,
Suivre l'étoile
Peu m'importent mes chances
Peu m'importe le temps
Ou ma désespérance
Et puis lutter toujours
Sans questions ni repos
Se damner
Pour l'or d'un mot d'amour
Je ne sais si je serai ce héros
Mais mon coeur serait tranquille
Et les villes s'éclabousseraient de bleu
Parce qu'un malheureux
Brûle encore, bien qu'ayant tout brûlé
Brûle encore, même trop, même mal
Pour atteindre à s'en écarteler
Pour atteindre l'inaccessible étoile.

Sognare un impossibile sogno
Portare il dolore delle partenze
Bruciare di una possibile febbre
Partire per dove nessuno va
Amare fino alla lacerazione
Amare troppo, amare male
Tentare, senza forza e senza armatura
Di raggiungere l'inaccessibile stella
Questa è la mia ricerca
Seguire la stella
Poco m'importa delle mie possibilità
Poco importa del tempo
O della mia disperazione
E poi lottare sempre
Senza domande né riposo
Dannarsi
Per l'oro di una parola d'amore
Io non so se sarò quell'eroe
Ma il mio cuore sarà tranquillo
E le città si schizzeranno di blu
Perché un disgraziato
Brucia ancora, anche se ha tutto bruciato
Brucia ancora, brucia troppo, brucia male
Per cercare di straziarsi
Per raggiungere l'inaccessibile stella.

Jacques Brel (La quête - Album: L'homme de La Mancha - Anno: 1968) 

martedì 21 agosto 2012

Odi et amo della mia breve vacanza estiva


Elenco disordinato di ciò che ho amato in questa breve vacanza:

  1. la compagnia;
  2. la padrona di casa;
  3. i miei  brevi viaggi in solitario;
  4. l'ospitalità e la cucina emiliana;
  5. la serenità e la leggerezza delle piccole cose;
  6. il borgo medievale di Barga (Bimbozzo, se puoi, facci un giro che con la tua macchinetta ci regaleresti delle belle magie poetiche);
  7. la vista dal convento di Barga dalla finestra con sopra lo stemma;
  8. l'aria fresca del mattino presto e della sera tardi;
  9. le risate;
  10. le chiacchiere;
  11. la crema fritta e la crescentina;
  12. Lucca e Bologna;
  13. Miao Tse-Tung che mi fa le fusa e mi dà il buongiorno saltellando sul davanzale della finestra;
  14. le persone che vanno in bicicletta a Lucca;
  15. la suora ottantunenne che si emoziona mentre ti racconta la storia di san Rocco;
  16. sedersi sull'altalena;
  17. camminare per il borgo medievale col trolley mentre sembra che dalla regia mandino in onda Kutlama di Sezen Aksu:  

Elenco disordinato di ciò che ho odiato in questa breve vacanza:
  1. Trenitalia;
  2. la maleducazione dei viaggiatori di Trenitalia;
  3. le zanzare lucchesi;
  4. parlare al telefono e guidare (fermarsi parlare al cellulare in tranquillità e poi ripartire pare brutto, eh?);
  5. l'inquietante quadro di Benedetto XVI che mi fissava mentre dormivo nella mia stanzetta numero 3 del convento;
  6. la pazza che mi ha fatto una predica non richiesta;
  7. la fiera più scrausa che abbia mai visto in vita mia;
  8. le cubiste più brutte e più incapaci che abbia visto in vita mia, col dj e la serata danzante in piazza per i ccciovani più poveracciata in tutti i sensi insieme agli orridi tatuaggi del cubista che però aveva un paio di addominali con i quali avresti potuto grattare del formaggio, ma che si muoveva con la grazia di un orso ubriaco;
  9. le piccole cose che mi hanno inevitabilmente ricordato il mio piccolo Raggio di Sole (va be' prendetela con le pinze perché se dovessi eliminare tutto ciò che me lo ricorda dovrei eliminare una buona metà di ciò che esiste nel mondo, prima o poi mi passerà);
  10. le vecchie condutture idriche del convento;
  11. la pesantezza della crema fritta (mi sa che però è colpa mia che ne ho mangiata troppo);
  12. il mio gaydar che non ho mica capito se funziona, anche se con due persone ha suonato a mo' di serena di ambulanza e ad una di esse mancavano solo il cartello lampeggiante con le piume e gli strass e comunque c'hai il ragazzo abbarbicati a lui a mo' di koala, tu che puoi;
  13. la pessima colonna sonora in auto al ritorno (alzare il volume del lettore mp3 non è servito a coprire quell'obbrobrio);
  14. i cartelli con su scritto chiusi per ferie;
  15. il ritorno a casa.
Ho fatto il pieno di energie positive, ora tocca a me seminarle, annaffiarle, curarle, farle germogliare, farle crescere e poi raccoglierne i frutti; intanto dalla regia mandano in onda Vianne sets up shop, una delle musiche del film Chocolat, con le musiche di Rachel Portman, che calza a pennello come incentivo a rimboccarsi le maniche:



martedì 14 agosto 2012

Rehab


C'era una volta un Principe, una suora e una coppia di fidanzati... detto così sembra l'incipit di una barzelletta e probabilmente sarà così. Detto ciò, miei cari lettori vi saluto e vi auguro un buon ferragosto domani andrò in montagna (e non c'ho proprio voglia), giovedì parto (e ho già quell'ansia che ti fa saltellare dall'impazienza su una gamba e sull'altra). Vado dalla mia amica E. (sempre sia lodata!) e salvo imprevisti torno a Palazzo domenica sera, a meno che non cambio idea e decida di richiudermi in convento definitivamente. Giusto per la cronaca bazzicherò il secondo monastero in meno di una settimana e il primo era uno di clausura maschile, ma su questa mia visita forse ci scriverò un altro post al mio eventuale ritorno o forse no perché è triste, triste, triste. Come dal titolo parto e vado in Rehab, sperando di riuscire ad incollare i pezzi rotti e per darmi una scossa. Non ho la più pallida idea di quello che mi aspetta ed è giusto che sia così, insomma si prova a fare un salto per vedere se si è ancora capaci di toccare la felicità. Indipendentemente da tutto mi serve uno stop da questo vortice di negatività-depressiva in cui sono piombato. Non spiego nient'altro perché non ho la più pallida idea di quello che mi aspetta, per sicurezza mi porto pure un cv che non si sa mai e si prova ad aprire anche  un po' il cuore, che metti caso passi il principe azzurro mica posso dirgli scusa non mi va, ripassa più tardi perché ancora soffro per RdS! (Va be' tanto son sicuro che darò il due di picche a chiunque non sia RdS. Sì, sono fatto malissimo, senza che disapprovate con la testa perché vi vedo!). Questa è la mia "pazzia" di quest'estate (se non avessi ancora il cuore spezzato non rientrerebbe in una pazzia): sinceramente mi sembra già un traguardo essere riuscito a dire di sì ad un invito per una breve vacanza, indipendentemente dal fatto che avrei voluto cambiare infinite volte idea e declinare l'invito perché non credo di essere dell'umore giusto. Be' che dire, buon ferragosto e fate i bravi se vi va, altrimenti fate i cattivi. Vi abbraccio e bacio tutti. =)


They tried to make me go to rehab but I said 'no, no, no' 
Yes I've been black but when I come back you'll know know know 
I ain't got the time and if my daddy thinks I'm fine 
He's tried to make me go to rehab but I won't go go go 

I'd rather be at home with ray 
I ain't got seventy days 
Cause there's nothing 
There's nothing you can teach me 
That I can't learn from Mr Hathaway 

I didn't get a lot in class 
But I know it don't come in a shot glass 

They tried to make me go to rehab but I said 'no, no, no' 
Yes I've been black but when I come back you'll know know know 
I ain't got the time and if my daddy thinks I'm fine 
He's tried to make me go to rehab but I won't go go go 

The man said 'why do you think you here' 
I said 'I got no idea 
I'm gonna, I'm gonna lose my baby 
so I always keep a bottle near' 
He said 'I just think your depressed, 
this me, yeah baby, and the rest' 

They tried to make me go to rehab but I said 'no, no, no' 
Yes I've been black but when I come back you'll know know know 

I don't ever wanna drink again 
I just ooh I just need a friend 
I'm not gonna spend ten weeks 
have everyone think I'm on the mend 

It's not just my pride 
It's just 'til these tears have dried 

They tried to make me go to rehab but I said 'no, no, no' 
Yes I've been black but when I come back you'll know know know 
I ain't got the time and if my daddy thinks I'm fine 
He's tried to make me go to rehab but I won't go go go

Amy Winehouse (Rehab - Album: Back to black - Anno: 2006)