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venerdì 11 dicembre 2015

Non capisco perché


Non capisco cosa ci sia di sbagliato nel voler stare da solo piuttosto che in cattiva compagnia chiuso in una relazione-prigione che punto 1 non voglio e che punto 2 francamente non ne ho bisogno: a cadere sono bravo da solo e posso farlo da me, per rialzarmi ci provo ogni volta anche se non so con quali grandi risultati. Che senso avrebbe farmi cadere nel baratro spinto da altri solo per non stare solo? Ogni volta penso a quel motto femminista degli anni '70 e parafrasandolo lo urlo sottovoce: io sono mio. Cosa c'è di così sconvolgente da strabuzzare gli occhi in quanto affermo? Non capisco.
Piuttosto che essere infelice in compagnia preferisco essere infelice da solo e non mi fa paura ciò che comporta e ciò che comporterà in futuro. Anche se dovessi prendere un gatto e morire in completa solitudine, con il gatto che mi mangia la faccia perché non c'è nessun altro che gli dia da mangiare; per quanto macabro sia, a me va bene così perché sarà stata una mia scelta consapevole e la migliore che potessi fare visto le circostanze. Non è che voglio essere Infelice, per quanto io sia matto e con le rotelle fuori posto, voglio essere Libero di essere me stesso e di vivere la vita come meglio credo. Certo, anch'io vorrei avere qualcuno con il quale condividere questo mio percorso e con il  quale costruire qualcosa di bello ed essere Felice. Ma se non dovessi mai incontrarlo? Che faccio? Smetto di vivere? Smetto di provare ad essere Felice? Ma 'stigrancazzi! Posso provare ad essere Felice anche da solo. Poi se c'è qualcuno che mi accompagna, o che mi accompagnerà, in questo percorso tanto meglio e tanto di guadagnato, altrimenti pazienza!

E allora perché, se non sono neanche arrivato "nel bel mezzo del cammin di nostra vita", la Regina ha sentito il bisogno di rendermi partecipe delle sue ansie nei miei confronti e sul mio futuro perché, cito testuali parole, "alla tua età dovresti trovare qualcuna, smettere di essere così selettivo a priori, perché è brutto rimanere da solo", così facendo mi è andato di traverso il mio pranzo?
Come se ad un certo punto della vita fosse importante trovarsi qualcuno non importa chi, ma solo io lo trovo avvilente? Ma poi sono così selettivo? È così brutto volere un Amore tutto mio, un Amore con la A maiuscola che mi faccia stare bene, sentire importante più del solito, migliore più del solito e che mi renda Felice? Non sono più capace di innamorarmi? Ma si può smettere all'improvviso di innamorarsi per sempre dall'oggi al domani? Possibile che io abbia prosciugato la mia capacità d'amare con Lui ed ora ne sia rimasto praticamente senza per gli altri? Non so. Non capisco. Mi sembra un po' assurdo. 
La mia vita sociale non brilla poi molto, nonostante ultimamente mio malgrado sia rimasto invischiato in un triangolo amoroso Lei-Lui-L'Altro (triangolo importante, significativo e utile "quanto masticare una chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica", citazione cinematografica colta), le persone che frequento quotidianamente e/o con le quali vengo a contatto giornalmente non suscitano in me chissà quali "grandi emozioni" in sfumature che vanno dall'amicizia fino all'indifferenza, passando per il non la reggo. Comunque nessuna emozione che si avvicini al mi fa battere il cuore e né tanto meno che mi risvegli istinti selvaggi di sesso sfrenato. Possibile che sono così sbagliato? Possibile che sono bloccato?
Vorrei poter provare gli stessi sentimenti, le stesse sensazioni, che nutrivo per Lui, ma solo per qualcun altro o eventualmente qualcun'altra, ma nella stessa intensità e naturalmente esserne ricambiato. Chiedo troppo? È sbagliato usarlo come metro di giudizio? Ad esser sincero qualcuno che ha superato questo mio metro di giudizio ci sarebbe, quindi in fin dei conti non mi sembra di essere così selettivo, o sbaglio? E allora perché mi preoccupo?


E c'è una serie di persone da evitare:
amanti, buchi neri, gente intestinale…
Crocerossina mia, adesso ascoltami:
tu non lo salverai. Dai scappa! Arrenditi!

Il "logorroico" vuole aggiungere un concetto,
io gli direi: "Sì, t'ho capito ma che hai detto?"

L'uomo "interruptus ", tira su col naso che è un folletto,
è tossico di giorno e guasto a letto!

L' "anaffettivo" ti ricoprirà di ansie
e se gli dici "Ti amo" ti risponde "Grazie!"

Il "possessivo" è un succhia-cuore e non si arrende
non ti stupire se hai le spie nelle mutande!

Lui…
mi ha detto addio…
mi amava troppo…
com'è che non scoppio…

C'è il tipo "carpe diem", sta fermo lì,
diventi vecchia se aspetti che lui si sblocchi!

Tu vattene via! È meglio così!
Vuoi restare amico, ma amico di chi?
No, no, no… Lista nera…
E finisce qui! È meglio così!
Non è colpa tua se sei nella mia lista nera!
Lista nera…

L' "artista incompreso" non può starti dietro
si vende anche la mamma pur di essere noto!
C'è il "maledetto", poi, che beve come un lavandino
non tocca e ti mitizza e lui oltre il giardino!
L'uomo "Fantozzi" ha una moglie che non vuole,
dei figli che non vuole, ma senza te, lui, muore…
chissà perché non fa progetti ma ti dice "Ti amo"
sceglierà sempre "lei" e stare sul divano!
L'uomo "dissenteria" è quello che dà ai nervi
si accorge che ti ha perso quando è troppo tardi!
Poi c'è il bugiardo, no, quant'è carino…
è capitato a tutte… l' "Aladino"!

Lui…
mi ha detto addio…
vuole il suo spazio…
gli metterei un razzo…

L'uomo "revival", lo sa, ti pensa e poi
tornerà quando sarai guarita da lui!

Tu vattene via! È meglio così!
Vuoi restare amico, ma amico di chi?
Tu sei da… Lista nera…
E finisce qui! È meglio così!
Non è colpa tua se sei nella mia lista nera!
Lista nera…

Romina Falconi (Lista Nera - Album: Certi sogni si fanno attraverso un filo d'odio - Anno: 2015)


domenica 5 luglio 2015

Un messaggio che non arriverà



E poi ti prende un attacco di nostalgia acuta, uno di quelli che non passa perché è impossibile rivedere quella persona per fartelo passare.
Uno di quelli in cui non basta alzare la cornetta perché non c'è un segnale potente che arrivi fino a lì.
Uno di quelli in cui non c'è fibra ottica così potente  per riuscire a contattarti.
Uno di quelli in cui non c'è servizio di posta che arrivi fin lassù.
Uno di quelli in cui puoi alzare il culo quanto vuoi ma non c'è nulla da fare perché a volte la vita è ingiusta senza un perché.
A me resta solo la nostalgia e la sensazione che arriverò presto, ma fino ad allora tu chiacchiera ancora un po' con Audrey  e continuate a fare colazione da Tiffany nella sede di lassù.
Buon non (purtroppo) compleanno.
Un abbraccio da quaggiù.
Il tuo cuginone pasticcione.


Avrei voluto avere il giusto tempo per studiare per potermi laureare, era il sogno di mio padre.
Avrei voluto ridipingere di rosa la mia stanza ancora vuota, com’è vuota l’apparenza di un sorriso.
E poi comprarti un cappello nuovo, fingere che tu stai bene
non aver paura, io sono qui e ti chiedo perdono per il tempo sprecato
per quello che sono e non ti ho mai dato, per tutte le cose lasciate a metà
il nostro viaggio da fare in un giorno di sole

eheheheheheheh

Avrei voluto rimanere qui a dormire ore ed ore senza respirare e non dover parlare, non pensare
Il tatuaggio sulla schiena fatto senza aver timore sopra la mia pelle, sopra… sopra la tua pelle
Domenica sarai meravigliosa, tu con l’abito da sposa, non aver paura… io sono qui

E ti chiedo perdono per il tempo sprecato
per quello che sono e non ti ho mai dato
per tutte le cose lasciate a metà
il nostro viaggio da fare in un giorno di sole.

eheheheheheheh

E ti chiedo perdono per il tempo sprecato
per quello che sono e non ti ho mai dato
per tutte le cose lasciate a metà
il nostro viaggio da fare in un giorno di sole.

Bianca Atzei (In un giorno di sole - Album: Bianco e nero - Anno: 2015)

sabato 17 gennaio 2015

È passato un mese e sono ancora senza parole


Quando succede una disgrazia, una tragedia, si pensa sempre che possa accadere agli altri, come se "gli altri" siano entità astratte lontane anni luce dalla propria realtà, senza rendersi conto che prima o poi esiste la possibilità che un giorno capiti a te. Quando succede, non ci sono parole per descrivere quanto accaduto, tutto diventa "confuso": c'è una parte di te che rimane sempre incredula, spiazzata, ed un'altra che spera sempre sia solo un brutto sogno o uno scherzo di pessimo gusto.
Te ne sei andata all'improvviso tra i banchi di scuola in un giorno di dicembre, lasciando un grande vuoto nel cuore di tutti. Ho visto tante lacrime, tanto affetto e tanto amore, ma anche tanto dolore e sofferenza. Chi immagina che in un luogo come la scuola in cui i ragazzi dovrebbero essere protetti e al sicuro, si possa morire, così, all'improvviso? Non è qui, il luogo dove discutere se questa tua prematura scomparsa si poteva evitare o meno; lascio alla carta stampata che "distorce" e "ricama" i fatti, alle chiacchiere sterili di chi non sa ma deve per forza dire la sua, lascio alle interrogazioni parlamentari, agli avvoltoi e ai vari gruppi di potere che sfruttano questa tragedia per lucrarci su. Purtroppo, tutto ciò che si poteva fare umanamente è stato fatto.

Non piangevo da molti anni e pensavo che non l'avrei mai fatto, ma se fosse successo io sarei crollato. Ho pianto. Avrei voluto non farlo e invece, sono scoppiato così all'improvviso e come se non bastasse di fronte ad un folto gruppo di persone. Non sono crollato come mi aspettavo, ma di certo non posso neanche dire di stare bene.
Non so se ci sia un modo giusto o sbagliato di elaborare un lutto. Non sta a me giudicare quale sia il modo migliore per farlo, anche perché ognuno lo vive come meglio crede: alla fine siamo tutti umani, per questo possiamo sbagliare. 
A distanza di un mese esatto io mi sento spaesato, un po' come se fossi in una bolla. A differenza di altre persone, io non ho trovato alcun conforto nella religione, anzi, ad essere sincero ho solo provato un ulteriore odio viscerale per il cattolicesimo e per quel suo modo stupido del clero di allontanare e respingere le persone e quell'incapacità di molti suoi rappresentanti di non saper dire le parole giuste al momento giusto. Oggi c'ero anch'io, nel trigesimo della tua scomparsa, e la tentazione di urlare che erano tutte stronzate è stata forte, ma non l'ho fatto. Paradossalmente, credo di aver trovato più conforto nel ragionare che anche questa disgrazia rientra nel ciclo della vita, che tutti noi prima o poi moriamo e che quindi carpe diem, cogli l'attimo. 
Sono state molte le cose che mi hanno fatto storcere il naso, altre, invece, che mi hanno spiazzato perché venute spontaneamente dal cuore; altro ancora che mi spezza il cuore.
Ho tanti dubbi, vorrei dire tante cose ma non trovo le parole adatte. Volevo scrivere qualcosa di bello e di profondo, ma non ci riesco. In fondo sono biondo dentro, superficiale, senza senso e questo post ne è lo specchio fedele.
Non posso smettere di pensare al fatto che a luglio ci sarebbe stato l'evento dell'anno, quei tuoi diciotto anni così tanto attesi e desiderati, ma che purtroppo non festeggerai mai.
Non posso smettere di pensare a quanto grande e indescrivibile sia il dolore della perdita di una figlia, di una sorella, di una nipote, di una fidanzatina... 
Penso a quando si ha diciassette anni e ci si crede invincibili, immortali e allo stesso tempo di come un problema si amplifichi e sembri irrisolvibile. Perdere una fidanzatina così, vedersela morire così all'improvviso senza neanche rendersi conto. Mi si spezza il cuore solo a pensarlo, non oso immaginarlo a viverlo, egoisticamente devo considerarmi fortunato perché non mi è capitato allora e non credo mi capiterà in futuro visto la mia condizione perenne di single.
Io non so se esiste la vita dopo la morte, né se esiste il paradiso o roba del genere. Non so nemmeno se ci si incontra da qualche parte o se invece finisce tutto là, dietro una fredda lastra di marmo.
Sinceramente, preferisco ricordarti felice e spensierata ed essere grato di averti conosciuto, di esserci stato, anche se non con continuità, in questi tuoi intensi diciassette anni. Ti voglio bene.



Ps: non so se ci rincontreremo, ma se dovesse accadere, dobbiamo assolutamente vedere insieme Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany, e successivamente fare una maratona dei suoi film.


mercoledì 29 gennaio 2014

Non so più dove sbattere la testa


Non so più dove devo sbattere la testa: arrivo la sera distrutto e con le energie prosciugate. Non riesco a fare tutto ciò che vorrei. Mi sento di star trascurando un po' tutti e tutto: partendo dagli amici e da me stesso, fino ad arrivare a questo blog. Faccio del mio meglio, ma non mi basta, non mi sembra mai sufficiente. Così mi ritrovo diviso tra le ultime lezioni da seguire, lo studio per preparare gli esami imminenti, il corso extra di francese che mi fa perdere un sacco di tempo per arrivarci, perché devo attraversare la montagna e con questo tempaccio non è una passeggiata (oltre al danno la beffa perché non c'è manco uno straccio di ragazzo carino con cui rifarmi gli occhi, né tanto meno divertente o interessante. Sgrunt e doppio sgrunt!), i casini burocratici universitari sul riconoscimento esami (per la cronaca la domanda l'ho presentata a fine ottobre) e per gli esami che coincidono, nonché le crisi di nervi a turno della Regina, del Re e di mia sorella Kitri. A tutto ciò si aggiunga: una festa di laurea, non prevista, che mi ruberà tutta la giornata precedente all'esame di linguistica (e sono in alto mare perché non ricordo una mazza e devo ancora finire il programma, altro che ripasso!) e alla quale non posso esimermi dall'assentarmi, le lezioni di recupero del corso di francese, dovrei trovare il tempo anche per andare a rinnovarmi la carta d'identità ma non ho voglia di farmi le foto perché vengo male e per i prossimi 10 anni non voglio avere la faccia di un pazzo esaurito sul mio documento di identità. Poi odio l'inevitabile domanda sulla professione disoccupato-studente-aspirante maestro. Dovevo andare a Roma per partecipare alla manifestazione del 4 febbraio contro l'ennesima stronzata dei PAS del Ministero della Pubblica (d)Istruzione, ma oltre al fatto che non riesco ad incastrarlo tra corso di francese, laurea della cugina e preparazione dell'esame di linguistica, mi son fatto due conti e mi vergogno come un ladro ma al momento i soldi per il pullman non ce li ho (fra l'altro devo revisionare l'auto, per cui, pur volendo, non posso proprio permettermeli di stornarli perché l'auto mi serve) e mi girano le scatole a 360° nel dover stare attento ad ogni maledetto centesimo per non dover stare in debito con nessuno. Inoltre ci sarebbe il solito fatto per cui, di solito, come vagamente mi affeziono a qualcuno, automaticamente dopo un po' mi abbandona; siccome a me succede frequentemente, è inevitabile giungere alla conclusione che, nonostante tra di essi ci siano di sicuro degli/delle stronzi/e, per il resto, nel rapportarmi agli altri, sono io ad essere: incapace, disadattato, asociale, un po' autistico, bipolare, stronzo e fondamentalmente una persona orribile. Insomma un soggetto da evitare come la peste, io altre spiegazioni non ne trovo e i fatti parlano più di tutte le possibili spiegazioni.
Sarebbe cosa buona e giusta trovarmi un cavaliere per luglio 2015, non tanto per non sfigurare ma per condividere con qualcuno qualcosa di bello ed irripetibile. Purtroppo l'implacabile razionale economista che alberga in me, mi ricorda che i cavalieri non crescono sugli alberi e che la probabilità di averne uno al mio fianco sono pari allo zero, ossia evento impossibile, e mi viene lo sconforto oltre che mi vien da piangere, ma solo metaforicamente perché i condotti lacrimali son stati chiusi con procedura d'urgenza per evitare crisi e perdite di altri pezzi di me (cosa non si fa per campare e tirare avanti!). 
L'unica cosa positiva di tutto ciò è che non ho il tempo di fermarmi a riflettere su come sto: son talmente stanco che il sentirmi solo passa automaticamente in secondo piano, se non al terzo subito dopo le preoccupazioni. Certo, oggi avrei avuto tanto bisogno di coccole (sia da ricevere che da donare) per ricaricarmi un po' e invece niente. Devo incominciare a capire che non ne avrò mai e che quindi devo farne a meno, un po' come i soldi che son sempre pochi e ci si deve arrangiare come si può e farne a meno quando non si hanno. 
Ho ricominciato ad avere gli incubi la notte, numerosi, sconclusionati, ansiosi, alternati con notti insonni. Sotto sotto rimpiango quelli splatter in cui RdS mi strappava il cuore dal petto e lo schiacciava nel pugno della sua mano, in un certo qual senso erano "rassicuranti" perché finivano lì e per quanto fosse brutto l'epilogo non davano adito a finali alternativi, illusori e ansiogeni. 
Va be', come al mio solito me ne salto di pali in frasche e faccio un miscuglio di pensieri disomogenei. Spero solo di non fare un macello come al mio solito e di dare il meglio delle mie possibilità in questa sessione di esami di febbraio, perché parafrasando le parole del maestro Alberto Manzi: faccio quel che posso, quel che non posso non faccio. Non mi rassicura un granché, ma ormai non so più dove sbattere la testa.


All I want is nothing more
To hear you knocking at my door
Cause if I could see your face once more
I could die a happy man I'm sure

When you said your last goodbye
I die a little bit inside
I lay in tears in bed all night
Alone without you by my side

But if you love me
Why'd you leave me
Take my body
Take my body
All I want is
And all I need is
To find somebody
I'll find somebody
Like you (oh)
(Like you)

See you brought out the best of me
A part of me I've never seen
You took my soul and wiped it clean
Our love was made for movie screens

But if you love me
Why'd you leave me
Take my body
Take my body
All I want is
And all I need is
To find somebody
I'll find somebody

But if you love me
Why'd you leave me
Take my body
Take my body
All I want is
And all I need is
To find somebody
I'll find somebody
Like you (oh)

Kodaline (All I want - Album: The Kodaline EP - Anno: 2012)

lunedì 11 febbraio 2013

Carnevale e quella volta che...


  • Avevo 6 anni ed ero orgogliosissimo del mio vestito da piccolo carabiniere che aveva cucito con tanto amore mia madre. Ricordo che a scuola facemmo una piccola festa in maschera, il mio vestito ebbe talmente successo che fui "rapito" da un branco di suore adulanti che mi tennero lontano dal vero cuore della festa:  le lodi mi piacevano ma erano degli adulti, non dei miei coetanei, io volevo solo giocare con gli altri bambini ed essere uno di loro.
  • Sempre quell'anno, c'era il sole e non faceva chissà quanto freddo, passeggiavo con mia madre, mano nella mano, pavoneggiandomi, tirando coriandoli e stelle filanti, finché sul corso principale non fummo circondati da un gruppetto di ragazzini. Oggi li chiameremo bulli, all'epoca forse neanche si conosceva il termine, prima che mia madre riuscisse ad intervenire, una ragazza vestita da gitana, una sbandata di cui anni dopo si sarebbe occupato anche Chi l'ha visto?, mi toccò la faccia con le mani ricoperte di schiuma. Non vedevo più niente, avevo gli occhi rossi e irritati. Ci volle un bel po' affinché mi passasse il bruciore agli occhi, che scherzo del cavolo!
  • Avevo 7 anni, un mio compagno di scuola faceva una festicciola di compleanno e di carnevale. Era la mia prima festa e feci una faticaccia per convincere i miei a darmi il permesso per andarci. Mi accompagnò mio fratello, ero emozionatissimo perché ero molto timido e speravo che, partecipando alla festa, sarei riuscito a rompere il ghiaccio, ad entrare nel gruppo ed essere accettato. Ero l'unico insieme ad un'altra bambina, a non aver fatto l'asilo nella stessa classe degli altri miei compagni, desideravo tanto essere accettato, amato e non sentirmi più fuori luogo. Successe che la festa era stata rinviata di un'ora abbondante perché gli altri bambini partecipavano alle prove per una recita organizzata dalla loro ex insegnate d'asilo che non era la mia. Alcune suore a volte sanno essere veramente crudeli. Risultò che la festa iniziò abbondantemente in ritardo, passai molto tempo con una delle sorelle del festeggiato in attesa degli altri bambini, ero annoiato da morire, non giocammo, avevo fame e la roba era mezza fredda, spiaccicai al massimo un paio di parole, avrei preferito restare a casa a fare i compiti piuttosto che stare lì. Quando venne a prendermi mio fratello fu una liberazione. Se dovevo stare solo tra altri bambini, sarei potuto tranquillamente stare da solo a casa mia. Da allora ho rifiutato categoricamente di andare ad ogni festa di compleanno in cui venivo invitato, tanto alla mia non sarebbero mai venuti essendo il mio nel bel mezzo di Natale e capodanno. Mi convertii molti anni dopo, quando iniziò l'iter dei 18 anni, e dopo lo schifo del mio li ho odiati ancora di più; per fortuna i 18 anni si compiono una volta sola nella vita.
  • Avevo 10 anni, andammo con tutti i parenti da mio zio a D., a vedere una piccola sfilata di carri allegorici. Non li avevo mai visti, era la prima volta e ad esser sinceri non erano nulla di che: un paio di trattori con rimorchio e roba arronzata sopra da sembrar brutti anche ad un bimbo come me. Ero vestito da principe-generale in uniforme bianca, riciclo di un costume di danza. L'adoravo, poi ai piedi avevo delle scarpe da ginnastica bianche con una piccola stella verde ai lati che mi piacevano un sacco. La sfilata era noiosa, ci si divertiva con mio cugino, di un paio d'anni più piccolo, a correre, ma a rimanere sempre insieme; finché un signore mi bloccò e mi fece un discorso strano e imbarazzato. Mi riempiva di complimenti e faceva un discorso senza né capo e né coda. Puntava sulla mia vanità di bambino, ma il mio istinto era in allarme, mi disse più e più volte che assomigliavo a re Vittorio Emanuele II da giovane. Non lo conoscevo, a scuola non eravamo ancora arrivati all'unità d'Italia. Ringraziai  imbarazzato e perplesso perché non capivo che cosa volesse da me quest'estraneo e perché mi dicesse quelle cose. Corsi con mio cugino dai nostri genitori: quel tipo "innocuo" non mi piaceva e aveva uno sguardo strano che all'epoca non capivo. Lo raccontai ridendo a mia madre che si rabbuiò subito, ma non mi fece pesare la cosa. Mi disse soltanto che c'era troppa folla, stava per fare buio ed era meglio stare vicino a lei perché tra un po' sarebbe finita la sfilata. Mi accorsi che c'era qualcosa che non andava, ma ingenuamente pensai di aver combinato inavvertitamente qualche guaio e mi imbarazzava. Tornato a casa cercai un'immagine del re, quando la vidi ne rimasi deluso perché era bruttissimo e poi perché non gli assomigliavo per niente. Solo molti anni dopo ho realizzato che il mio istinto di correre mi ha molto probabilmente salvato. Non l'ho mai raccontato a nessuno, tranne a RdS perché di lui mi fidavo, ma un segreto non è più segreto se lo racconti a qualcuno.
  • Facevo la terza media, avevo arronzato un vestito da pirata, nulla di che e solo per un paio d'ore tanto per passare il tempo e far felice un paio di persone. Ricordo che quell'acida zitella della professoressa di matematica ci apostrofò con una frase stupida e sessista: le ragazze sono serie perché non si travestono, voi maschi siete degli immaturi solo perché vi siete travestiti a carnevale. Un vaffanculo tardivo glielo mando ora. Non so perché ma mi ricorda i discorsi di chi è contrario ai gay pride e li bolla come carnevalate. Mah!
  • Al primo superiore, mi costrinsero a travestirmi da mafioso. Che vergogna! Passai tutta la giornata a nascondermi e a non farmi riconoscere, perché se qualcuno l'avesse fatto sarei morto di vergogna. È stata l'ultima volta che mi sono mascherato: già ogni giorno si è costretti a portare una maschera, che senso ha mettere una maschera su di una maschera? Non mi piaceva, non aveva più senso.
  • Avevo 24 anni, ero sopravvissuto al mio inferno e mi portavo dietro tutte le mie cicatrici. Faceva freddo, tanto freddo, mi sentivo solo, mi sentivo in fondo una grossa delusione per chi mi circondava, mi sentivo troppo vecchio per continuare ad inseguire il mio sogno, non avevo più fiducia nelle mie capacità e poi odi(av)o troppo il mio corpo imperfetto che non mi permetteva di raggiungerlo al meglio e al livello che volevo io. Non mi sentivo abbastanza incoraggiato. Ho semplicemente avuto paura e non mi sono buttato, il senso del dovere per gli impegni presi in precedenza ha fatto il resto. Mi sono lasciato scappare la possibilità di cambiare completamente la mia vita e di provare a realizzare un sogno. Non so se ci sarei riuscito e non lo saprò mai. Ho rinunciato ad una borsa di studio parziale a Roma, perché non volevo pesare troppo economicamente sulle spalle dei miei, avevo l'università anche se ero iscritto ad un corso che non mi piaceva, non avevo mai lasciato qualcosa a metà, e perché mi sono fidato ancora una volta dei consigli di chi avrebbe dovuto volere il mio bene e invece perseguiva il proprio. Essere ingenui si paga a caro prezzo e modestamente il mio è stato molto alto, anche troppo. Certo l'appoggio in ritardo di un paio d'anni dei miei mi ha fatto molto male, a me serviva subito e non dopo che era già passato il treno. Partecipai, invece, ad una stupida sfilata carnevalesca in abito tradizionale arbëreshë ballando nelle strade. Che ironia danze gioiose e di vita fuori, danze di morte dentro il mio cuore... troppo ingenuo, troppo stupido per capire subito di aver perso la mia prima Occasione. La seconda l'ho persa quasi 9 mesi fa e ormai credo che non ci sia più nulla che non mi sia già stato fatto.
  • Era il Carnevale del 2006, ero tornato felice dall'università perché mi ero iscritto ad un corso base di russo, ingenuamente mi sarebbe piaciuto usufruire del patto bilaterale della mia università con una russa e conseguire una doppia laurea. Fui io a rispondere al telefono, ad interagire con quella voce anonima e sconosciuta portatrice di cattive notizie. Ricordo il pianto straziante e interrotto di mia madre quando le riferii la notizia. Ricordo che repressi tutte le mie emozioni e diventai una macchina efficiente, non potevo permettermi il lusso di cedere, dovevo essere io quello forte, non c'era tempo per avere paura ed essere preoccupato. Ricordo poi il viaggio in autostrada con mio padre, mentre ci precipitavamo all'ospedale di T.A., con la mia macchina nuova. Ricordo quel silenzio tacito, quello che non ha bisogno di parole per capirsi perché i gesti sono sufficienti. Mai come quella volta sono stato unito con mio padre. Per fortuna si risolse tutto, ma ancora oggi ricordo le sue parole che ripeteva come un mantra per rassicurarmi e rassicurarsi: più buio di mezzanotte non può succederci niente.

venerdì 18 gennaio 2013

Sul punto di...



Son due giorni che piove a dirotto e tira forte il vento, due giorni che il mio umore è un po' giù e, a rincarare la dose,  c'è stata l'ennesima discussione o dovrei dire l'ennesimo monologo in cui mi si rinfacciavano le solite cose: dal non essere perfetto, al non fare abbastanza, passando per una lectio magistralis sul modo più corretto di vivere la mia vita... ma prego, visto che ci siete prendetevela e vivetela al posto mio, senza fare troppi complimenti; insomma un modo molto educato per dire che sono sbagliato, che sono un grosso errore... 'sti cazzi! no, eh?
Per carità, sono io stesso il mio primo giudice inflessibile e integerrimo verso me stesso: riconosco il fatto che non sono perfetto e che ho molti difetti; che sì, si può sempre fare di più e che anche se la mia vita non va per niente come vorrei che andasse, tutto sommato non ho nulla di cui vergognarmi di quello che sono, anche perché ci sto provando sul serio a migliorare.
Queste discussioni-monologhi fatti così, anche se con le migliori intenzioni possibili ed immaginabili di tutto l'universo, li trovo solo dannosi e umilianti nei miei confronti. Condanno il come vengono fatti, così come condanno la quasi mancanza di replica che mi viene concessa, come se la mia presenza non fosse necessaria a questo specie di show che ha qualcosa di grottesco, drammatico e comico allo stesso tempo, tant'è che se non ne fossi il vero protagonista potrei benissimo dire di trovarmi nel pieno di una pièce del teatro dell'assurdo.
Oggi ero sul punto di fare coming out, ma mi si è bloccato lì sulla punta della lingua. A mente fresca, credo che sia stata la scelta più sensata: non potevo sprecare una cosa così importante in una discussione talmente sterile e futile come quella odierna. Non volevo usare una cosa così importante come corda per impiccarmi meglio. In fondo conosco i miei polli e con molta probabilità avrebbero ricondotto ad esso la fonte di ogni mio male/bene e chissà cos'altro. 
Ma poi non sarebbe al quanto paradossale e prematuro fare un coming out nelle mie condizioni di demi-vierge? Insomma, non ho mai baciato un ragazzo, né c'ho mai fatto sesso; ma mi sono innamorato follemente di due uomini con i quali mi sarebbe sembrato più che naturale farlo. Definirmi bisessuale mi lascia al quanto perplesso; anche se probabilmente quando mi innamoro trovo secondario il genere della persona di cui mi sono innamorato, anche se ammetto una netta preferenza per il genere maschile.
Trovo pesante questo clima, so che cercano di spronarmi ma non potrebbero farlo in maniera più "tradizionale"? Non potrebbero incoraggiarmi con un semplice metticela tutta, fatti coraggio, fai del tuo meglio o comunque cose così? Già io sono molto duro con me stesso e mi cazzìo ogni santo giorno, che senso ha buttarmi addosso tutta quest'ansia immotivata come se non mi rendessi conto che mi va tutto a scatafascio? Lo so anch'io com'è la mia situazione, non ci vuole mica un genio per arrivarci!  
Oggi è stata una di quelle giornate in cui avrei avuto proprio bisogno di un abbraccio in carne e ossa che spazzasse via tutta questa amara desolazione, purtroppo non c'è stato, però ne ho ricevuto tanti di virtuali che mi hanno riempito il cuore che mi è sembrato di riceverne tanti a profusione.


Io ho imparato a cucire, a cucinare, a fare l'idraulico, anche a darmi una pacca sulla spalla se è necessario. E tutto per non dover chiedere niente a nessuno. Io non chiedo tanto al prossimo: solo amore e rispetto. E chi non riesce a darmi queste due cose non ha posto nella mia vita.

Amici, complici, amanti (Torch Song Trilogy) di Paul Bogart (1988)

martedì 25 dicembre 2012

Buone feste!


È passata da poco la mezzanotte, se non fosse stato per il calendario e i botti neanche mi sarei accorto che oggi è Natale! Oggi (NdPK il giorno della vigilia) è stata una giornata quasi primaverile che invogliava ad andare al mare. Certo, poi alla fine non ci sono andato perché mi scocciava farmi quaranta minuti di macchina, ma soprattutto perché volente o nolente sono rimasto invischiato nei preparativi per il cenone di Natale. Mi sarebbe piaciuto andare al mare, perché mi avrebbe aiutato a schiarire un po' le idee o più semplicemente mi avrebbe aiutato a sentirmi più leggero. Paradossalmente non amo il mare d'estate perché ci sono troppi scocciatori a guastarmelo e poi, indipendentemente dalla lozione protettiva, mi scotto sempre. Oggi è Natale, ma io lo ricordo per un altro motivo. Oggi sono 7 mesi esatti da cui il mio mondo è andato in pezzi ed io con lui. Ho provato ad andare avanti e in un certo qual senso sto tentando di farlo, ma ho lasciato lì tutte le macerie. Non me la sono sentita di raccoglierle, ho preferito rimanerci sotto. Non volevo scrivere questo post, ma con la scusa delle feste so che passerà inosservato ed è meglio così. Lo scrivo per me stesso, più che per gli altri. Probabilmente alcuni cari amici storceranno il naso, nel caso leggessero questa mia piccola mania di fare "bilanci", che preferisco chiamarli punti della situazione. Cos'è cambiato in questi 7 mesi? Sotto un certo punto di vista, non è cambiato niente. Forse è anche giusto che sia così, perché l'Amore non può di certo sparire dalla sera alla mattina. Sotto altri aspetti, c'è una mia maggiore consapevolezza. Accanto all'immutabilità e alla consapevolezza, c'è sempre una cosa che detesto nei suoi aspetti negativi chiamato silenzio. Ecco, il silenzio di cui parlo non è quello utile che ti serve a capire e a capirti, non è neanche quel senso di pace che ti fa sentire giusto con un tuo posto nel mondo, ma è quella specie di blob indistinto che avvelena l'anima e ti fa avere momenti di buio frequenti, lasciandoti nell'incertezza e in balia di fraintendimenti. Nel corso di questi 7 mesi ho ricevuto tanto calore e affetto, ma nello stesso tempo ho avvertito un forte senso di solitudine amplificato da messaggi e mail che hanno frainteso tutto quanto avevo scritto qui sul blog, portandomi in alcuni momenti vicino alla voglia di chiuderlo per sempre. Certo, la colpa è pure mia che spesso e volentieri mi trincero dietro una coltre sibillina, in parte per una questione di privacy mia e di chi (ho) am(at)o, in parte per una questione molto semplice e pratica che nasce dal fatto che parlarne mi fa ancora tanto male e non so ancora quando smetterà (se mai dovesse smettere) di far male. Non tutti hanno capito che il dolore che provo non è solo dovuto ad un amore non corrisposto e alla fine di tutti quei sogni e progetti ad esso collegato, per il quale in un certo senso "mi sono rassegnato" (ecco la consapevolezza di cui parlavo prima), ma per la perdita di un'Amicizia. Lo so che ho sbagliato ad innamorami di un amico, non c'è bisogno di mettere il dito nella piaga, ma non sono stato io a decidere di innamorarmi di Lui, ma è successo e basta. Quando gli ho confessato più e più volte i miei sentimenti, così come tutto quello che ho fatto e non ho scritto qui sul blog, l'ho fatto perché dovevo rischiare. Non potevo fare altrimenti. Non mi è andata bene, pazienza! L'ho perso per sempre e ciò è difficile da superare. Non passa giorno in cui non lo pensi e non mi preoccupi per Lui. Non passano giorni in cui Lui non mi manchi. Ma attenzione, Lui mi manca soprattutto come Amico.  Sto male per questo e può sembrare assurdo, ma io mi sento smarrito perché ho perso la mia ancora di salvezza, il mio punto di riferimento. Con ciò, non voglio sminuire i miei amici E. e S. che mi sono sempre stati vicini e che in un certo qual senso sono anche loro le mie ancore di salvezza (dovrei anche ringraziare molti miei lettori e amici che mi sono stati vicino, grazie anche a voi!), e loro lo sanno. Non so se è stata colpa mia ad averlo allontanato da me con una rispostaccia amara, acida e che purtroppo non riesco a rimangiare perché continuo a sentirla vera. Mannaggia a me che ho un caratteraccio! Però non capisco. Sì, non capisco. Ti sei offerto di restarmi amico ed è quello che nonostante tutto voglio dal più profondo del mio cuore. Ecco, se sei mio Amico, possibile che non sei riuscito a capire che quella mia "rispostaccia" era dettata dal dolore? Gli Amici non ti stanno accanto anche quando ti comporti da perfetto stronzo imbecille? Possibile che da metà ottobre ad ora, ti sei calato nel silenzio più assoluto e mi hai completamente ignorato, per non dire che mi sono sentito trattato come un paria? Scusami, ma poi ad un certo punto è scattato in me una cosa schifosissima chiamata Orgoglio. Sì, anch'io ce l'ho. Perché poi mi viene pure il dubbio che tu non senta la mia mancanza e che ti sia completamente indifferente. Sto facendo una faticaccia per non scriverti e chiederti come stai. Insomma, mi chiedo che razza di amicizia tu facevi riferimento? Ho ribadito più volte che un'amicizia alla numerino in più di facebook non so proprio che farmene. Probabilmente sono sbagliato io, ma continuo ad essere sempre la stessa persona di prima, la stessa persona di 7 mesi fa, la stessa di un anno e mezzo fa, la stessa di due anni fa... Cos'è cambiato? Per carità, ognuno è libero di cambiare idea, di escludere una persona perché inficia la propria vita e ne danneggia la qualità, ma non sarebbe stato più semplice dirmelo senza mezzi termini che nascondersi dietro il silenzio? Maledetto silenzio a cui ho dedicato fatiche ed energie per cercare di interpretarlo nella maniera più corretta possibile, con il risultato di ritrovarmi un cuore spezzato e una sfiducia pesante verso tutti, me stesso e il mondo intero, per poi alla fine non capire un cazzo! Sto facendo una faticaccia a mandare nell'oblio tutto il male che involontariamente e volontariamente mi hai fatto, sto cercando di trattenere vicino a me tutte le cose belle che mi hai dato e mi hai insegnato. Ho bisogno di capire se esiste o meno un rapporto sano e civile fra di noi. È pure stupido che lo scriva ora qua sul blog, così come vado a ripeterlo più volte sempre qui da metà ottobre, ma sono ancora maledettamente orgoglioso. Probabilmente hai smesso di leggerlo e quindi è fatica sprecata, ma ci provo lo stesso, sperando di riuscire a raccogliere abbastanza coraggio per scrivertelo su una mail. A dire il vero, quello che più mi spaventa non è scriverlo su una mail, quanto la possibilità di non avere risposta, un po' come la mail che ti scrissi a capodanno e che non ho mai saputo se l'avessi letta o meno, dato che hai usato come al solito l'arma affilata del silenzio. 
Sono uscito sul balcone per prendere una boccata d'aria ed ho continuato a riflettere su cosa non avessi io che gli altri uomini che hai amato avevano o pensavi che avessero e che per un po' ci hai creduto. Lo so, è una cosa stupida, un giochino scemo che non serve a niente. Però, un po' ci penso al fatto che sono sempre io quello ad essere scartato e non ho mai capito il perché, soprattutto quando chi ho amato mi decantava le mie qualità, ma poi alla fine non sceglieva mai me. Mi sa che questo è il vero terzo mistero di Fatima! Ahahahahahah!
Oggi ci sarà il tradizionale pranzo di Natale, anche quest'anno sarò il numero dispari, ormai è una brutta costante che mi accompagna da sempre. Anche quest'anno non ci sarà nessuno accanto a me. Quel posto rimarrà vuoto ed io continuerò a sentirmi incompleto e a metà per tutta la giornata. Quest'anno credevo di riuscirci  a non essere quel numero spurio, ma non ce l'ho fatta. Magari, prima o poi, ritornerò ad essere orgoglioso di questa mancanza dell'altra mia metà. Orgoglioso di essere solo. Non di certo domani, è troppo presto. Ma è giusto che sia così, ognuno ha i suoi tempi e i miei sono ahimè lunghi; ciò significa da un lato che ciò che provavo era genuino e non un capriccio e né tanto meno un'infatuazione. Non sono triste, a dire il vero neanche felice, e questo post è scritto serenamente senza recriminazioni verso nessuno, ma solo con tanta voglia di appuntare queste riflessioni per cercare di capire. Tra due giorni è il mio compleanno. Tra due giorni saprò se ci sarà o meno la Mia più Grande Delusione. Ho l'ansia. Vorrei che non accadesse, perché nonostante tutto io ancora mi fido di Lui. Ho bisogno, però, di un segno della sua presenza e perché no anche di un suo cazziatone. Ammetto che questo post è bello lungo, probabilmente confusionario. Non voglio rileggerlo, l'ho scritto di getto e pazienza se ci sono errori grammaticali, sintattici e ortografici. Avevo il bisogno di scriverlo e l'ho fatto. Ora non mi resta che augurare un buon Natale a chi è credente e a chi non lo è come me, buone feste, buone vacanze o qualsiasi auguro vogliate ricevere. Aspetterò per un po' Babbo Natale o che il resto della Famiglia Reale ritorni dalla messa, ma un Babbo Natale come questo della foto col suo pacco dono e che mi riscaldi mi farebbe comodo. Mi farebbe ancor più comodo che esaudisse la mia letterina stupidina di qualche giorno fa, sì che allora sarebbe un bel Natale.


Buone feste, soprattutto a te che ti sei fermato a leggere queste mie riflessioni un po' bislacche!

sabato 22 settembre 2012

Il profumo del mosto


Mi piace il profumo del mosto, ha qualcosa di magico. Racchiude in sé la forza della terra, il calore del sole e il profumo del vento. Sa di vita  e di morte, di gioia e di dolore, di fatica e di riposo, di mistero e di conoscenza, di uomo e di natura, di ricordi e di oblio, di passato e di presente. Il mosto è il preludio del vino, ma il vino non è altro che una metafora dell'Amore. Non ci credete? Be' allora leggete qua e non potrete che annuire. 
Ho sempre amato la vendemmia: l'accarezzare l'uva, il vento tra i capelli, il calpestare le foglie secche delle viti e il conseguente suono melodioso che si ottiene camminandoci sopra, i raggi di sole che fanno capolino tra i filari, quella sorta di aria cerimoniosa che si ha nel raccogliere l'uva tra quei vecchi filari stretti stretti della vecchia piccola vigna (di età compresa tra i sessanta e i settant'anni), quella dove devi quasi inginocchiarti, facendo la riverenza alla natura e a chi non c'è più e non hai mai conosciuto, per raccogliere i grappoli d'uva ('na piennice d'uva). Devo essere sincero, il mio amore per il vino è tardivo, l'ho sempre sottovalutato, ma l'ho riscoperto a Bordeaux con nuovi occhi nel 2008 (va be' pure con le papille gustative, ça va sans dire!). Ogni successivo anno è stato un rinvigorire quei piacevoli ricordi, dando alla vendemmia un significato particolare, un significato tutto mio: un mix di Ricordi, di Speranze, di Felicità, di Amicizia, di Amore e di Casa (concetto quest'ultimo complicato, ma forse in qualche post successivo lo dipanerò). È stato un po' come stare accanto alle persone a cui vuoi bene e con le quali hai condiviso un pezzo di strada insieme, un modo per sentirle vicine al cuore.

L'anno scorso è stata la vendemmia della determinazione, della sfrontatezza a testa alta, della speranza, della fiducia, dell'essere inerme, dell'essere un verme, del voler essere vicino a e invece ero lontano da (col senno del poi, i 1141 chilometri sono bazzecole a confronto della distanza abissale dei nostri cuori), del broncio, dell'odio per non avere la bacchetta magica per poter risolvere i (suoi) problemi e della tristezza.

Quest'anno è stata la vendemmia della malinconia, dell'amara nostalgia, della fine di tutto, della consapevolezza che niente è cambiato e né cambierà, della consapevolezza che è stata l'ultima, dell'affetto per ciò che è bello e non si avrà mai, della solitudine, del dolore, dell'assenza e della lontananza.


Amor, si me llamas amor 
Si me dejas amarte mi bien, 
Yo te voy adorar. 
Las estrellas NOS VERÁN asombradas, 
La noche Y EL DÍA SERÁN LLAMARADAS. 
Candor, si me das tu candor 
Si me dejas amarte mi bien, 
Yo te voy adorar. 
Amor, si me llamas amor 
Si me dejas amarte mi bien, 
Yo te voy adorar.
Las estrellas NOS VERÁN asombradas, 
La noche Y EL DÍA SERÁN LLAMARADAS.
Amor, si me das tu valor
Si me atrevo a quererte mi sol,
Te voy a idolatrar.
Los angeles nos traeran la ternura,
Las flores nos vestiran de dulzura,
Contigo voy a soñar con querubes,
Contigo voy a pasear en las nubes,
Contigo voy a pasear en las nubes,
Contigo voy a pasear en las nubes.
Amor, en las nubes.

Mariachi Serenade (A walk in the clouds - Un Paseo por las nubes) di Maurice Jarre, scritto da Leo Brouwer e Alfonso Arau, colonna sonora del film Il profumo del mosto selvatico (1995).



martedì 1 maggio 2012

Un po' di coccole non guasterebbero


Quella appena passata è stata una settimana piuttosto pesante, a cui si aggiunge pure un sabato pomeriggio e una domenica in cui speravo in un po' di riposo ma a quanto pare alla fine ho fatto di  tutto tranne che riposarmi, complice il fatto che sono tornati a Palazzo, per una brevissima vacanza, il Genio e consorte. Alla fine, quel po' di vantaggio che ero riuscito a guadagnarmi, sudando le fatidiche sette camicie, è andato a farsi benedire e ora son di nuovo indietro e mi tocca rimboccarmi di nuovo le maniche. E va be', capita! Mi consola che questa settimana procederà senza grossi affanni, per poi culminare in una domenica sera in viaggio e una settimana successiva, per non dire tutto il mese, in un bel periodo no stop bello ricco di impegni belli tosti. 
In fin dei conti, non mi dispiace avere tanto da fare perché sì, sarà stressante e tutto quello che vi pare ma tutto ciò ha l'indubbio vantaggio di soffocare sul nascere paturnie e paranoie varie perché non c'è tempo per rimurginarci sopra. 
Anche se prima di dare il via a questo tour de force, un bel po' di coccole non guasterebbero mica. Spero di poter recuperare in futuro con gli interessi e gli arretrati con RdS; nonché poter festeggiare il 1° maggio da lavoratore piuttosto che da disoccupato.


Dammi passione,
anche se il mondo non ci vuole bene,
anche se siamo stretti da catene
e carne da crocifissione.

Presto noi sogneremo,
distesi al sole di mille primavere,
senza il ricordo di questa prigione,
di un tempo lontano ormai.

Abbracciami e non lasciarmi qui,
lontano da te,
abbracciami e fammi illudere,
che importa se questo è il momento in cui tutto comincia e finisce
giuriamo per sempre però,
siamo in un soffio di vento che già se ne va.


C'erano le parole,
c'erano stelle che ho smesso di contare,
perso nei giorni senza una ragione,
nei viaggi senza ritornare.

Ora tu non spiegare,
tanto lo sento
dove vuoi il dolore,
quando la notte griderà il mio nome
nessuno ricorderà.

Abbracciami e non lasciarmi qui,
lontano da te,
abbracciami e fammi illudere,
che importa se questo è il momento in cui tutto comincia e finisce
giuriamo per sempre però,
siamo in un soffio di vento che già se ne va.
Siamo in un soffio di vento che già se ne va.

Neffa (Passione - Ep: Passione - Anno: 2007)

martedì 21 febbraio 2012

Il non post di carnevale


Avrei voluto scrivere un post legato al Carnevale, un mix di ricordi tra pericoli scampati, paure, scelte sbagliate nei giorni dispari che nei giorni pari diventano giuste... insomma volevo scrivere un post piuttosto intimo e dal sapore agrodolce, col dolce ridotto all'osso. Ma si sa: più cerco di organizzare al meglio il mio tempo e più mi ritrovo a non fare una beata mazza di quello che avevo prefissato per non dire che mi ritrovo a fare tutto l'opposto. Quello che sta per finire è stato uno di quei giorni lunghi che sembrano non voler terminare mai, uno di quelli in cui guardi ossessivamente l'orologio sperando che le lancette si siano spostate per magia in avanti di parecchie ore e invece con tuo vivo disappunto noti che non è passato neanche un minuto. Oggi è stato un giorno di quelli pesanti in cui pensi molto, in cui colleghi parole e azioni distanti temporalmente anni luce tra loro ma che in fin dei conti sono strettamente connessi. Oggi è stato uno di quei giorni in cui avresti volentieri dato libero sfogo, passatemi il francesismo, a vaffanculi a raffica, schiaffi, cazzotti e calcinculo ma che poi per quieto vivere ti ritrovi a stringere i denti in un sorriso che più finto non si può, i crampi allo stomaco per il nervosismo che non fanno che peggiorare la situazione, la carotide pulsante che ti auguri non esploda da un momento all'altro perché signora mia, come sono difficili le macchie di sangue da mandar via! Ogni scusa è buona per andare a prendere una boccata d'aria sperando che di colpo e per magia ti si abbassi l'udito e la vista o che comunque avvenga un bel resettaggio della memoria recente. Purtroppo, in questi casi l'udito, la vista e la memoria funzionano perfettamente, anche troppo, e ti ritrovi, dopo aver sguazzato nella melma per gran parte della giornata, per forza di causa maggiore, a condividere lo stress e le incazzature al posto di un quattro chiacchere spensierate, pizza e film tutti insieme appassionatamente. E mi girano che non immaginate neanche quanto, soprattutto per le mancate quattro chiacchere spensierate. Ora, c'era bisogno di arrabbiarsi così? Probabilmente no. C'era bisogno di tutto questo inutile stress? Assolutamente no. C'era bisogno di ingigantire le cose? Ovvio che no. C'era il bisogno di critiche/consigli/massime di vita non richiesti? No. 
Uno gli amici se li sceglie, la famiglia ma soprattutto i parenti no e sono questi ultimi che non tollero soprattutto quando mi fanno sentire sbagliato e non lo sono, ma lì col tempo ho perfezionato le mie armi. Invece, quello che forse più mi ha fatto male sono stati quegli occhi a raggi ics volti ad analizzare ogni boccone che oltrepassava la mia bocca, quel soppesare il cibo che ingoiavo, quel contare il tempo che impiegavo a masticare: troppo lento! troppo "schizzinoso"! troppo magro! troppo grasso! e boh! Non ricordo: ero troppo impegnato a tenere a bada la nausea, a non vomitare, a cercare di aprire lo stomaco, a cercare di essere normale. È stato come ritornare indietro nel buco nero, di un passato che pensavo di essere riuscito a chiudermi alle spalle, una sensazione così sgradevole che non ricordavo da anni.

Ps: il post sul carnevale son più di due anni che tento di scriverlo invano, ma mi sa che lo scrivo quest'anno e ve lo riciclo per l'anno prossimo.

domenica 22 gennaio 2012

Can I do it?


Riemergo dopo due settimane pesanti, con molti bassi e pochi, quasi inesistenti, alti. Più volte ho pensato e detto che se questo 2012 è come il suo inizio fino ad oggi, non avrà difficoltà ad essere un anno peggiore del 2009, del 2010 e del 2011 messi insieme. Per carità non è che in quel triennio sia poi andato tutto completamente negativo, ma quasi: di sicuro i giorni belli sono stati talmente pochi che sono stati fagocitati da quelli brutti che ti rimangono sulla pelle come cicatrici e non vanno più via. Se penso all'ultima volta che sono stato Felice con la effe maiuscola, felice veramente e completamente da sentirmi quasi completamente soddisfatto di me stesso devo arrivare agli ultimi tre mesi del 2008. Cazzo! Infinite ere geologiche fa! E se provo ad andare ancora più dietro nel tempo c'è un buco nero che ha fagocitato probabilmente i miei anni migliori e poi approdo nel mio "Eden": il 1998, credo l'anno in cui sia stato felice 360 giorni su 365. Se quell'anno si fosse fermato al giorno di santo Stefano, che precede il mio compleanno, sarebbe stato l'anno perfetto; ma col mio diciottessimo anno d'età è iniziato il mio calvario e sono finito nel buco nero. A volte penso che tutto quello che è successo dopo è stata una (in)giusta punizione perché ho osato essere troppo felice, più di quanto mi sia stato consentito; tant'è che a volte mi blocco e penso che da un momento all'altro succederà qualcosa di brutto che mi riporterà con i piedi sottoterra. A volte, invece, mi sorprendo a pensare e non mi capacito di come sia sopravvissuto al buco nero, nonostante tutto; in fondo avevo raggiunto il limite e bastava poco per diventare un piccolo trafiletto di cronaca nera: un taglio qua e là, una corda, un ponte... Eppure sarebbe bastato veramente poco per evitare il mio "millenium bug": la classica parola giusta al momento giusto sarebbe stato l'ideale, ma ahimè il tempismo legato al sincronismo in queste lande desolate da Dio e dai santi è un concetto semisconosciuto.
Va be' ormai quello è il passato e non si cambia, non so perché l'ho riportato a galla forse per associazione di idee o per esorcizzare la possibilità di ricadere di nuovo nel buco nero e boh! sono stato (s)fortunato a scamparla una volta chi mi dice che riesca a farlo di nuovo.
Dicevo, in questo 2012 iniziato decisamente in salita, non faccio altro che essere preoccupato. Quando non sono preoccupato, sono incazzato, ma siccome credo di aver già esaurito le dotazioni di incazzature per l'anno in corso, non riesco a farlo neanche come si deve. Allora sono già stanco e avvilito. Deluso, of course, con la pazienza in rosso e la speranza sempre in riserva e se non faccio presto il pieno di speranza qua si rimane a piedi e si fa ciao ciao con la manina alla Vita e benvenuta pallida imitazione di vita tarocca rigorosamente made in China. L'ironia è un po' stitica in questo periodo, il mio sorriso forzato è vero come una banconota da sette euro, però se si guarda al buio sembra vero! Il meglio che ho partorito in questo periodo è stato più di una settimana fa in ospedale, con tre congiunti in contemporanea in due nosocomi differenti, una battuta scema su chissà se ci sono sconti famiglia o se ci sono bollini da raccogliere che quest'anno a quanto pare siamo agguerriti per accaparrarceli tutti. Più di questo per sdrammatizzare non riesco, più una totale incapacità di dire addio congenita (questa volta per fortuna mi sono dovuto limitare solo alla gatta cieca sbranata dai cani randagi, finora), un odio-fobia con tutto ciò che riguarda gli ospedali e dintorni, un morale a terra e sapere che c'è gente a cui tieni che è infelice e tu non puoi fare niente per renderli felici se non ribadire che ci sei  e a me le fa girare vorticosamente questo stato d'impotenza forzata.
Non so se riesco a farcela. Mi sento assente e sono quasi senza forze per continuare ad andare avanti. Mi ripeto che passerà, basta continuare a fare un passo dopo l'altro.


Un passo dopo l'altro capirai ed il mio lento canto vestirà le tue paure con la libertà una storia è vera quando se ne va.
Un passo dopo l'altro imparerai nelle gocce di tempo, tra ora e mai, in un altro uomo un cuore aspetta, perché può ballare al buio solo con Te.
 


Ps: appena possibile mi metterò a passo con i vostri blog e con i commenti, per il momento abbiate pazienza e scusate se qua e là c'è qualche parolaccia rafforzativa del periodaccio che sto passando. Buona domenica!

mercoledì 7 settembre 2011

La mia data di scadenza

Oggi è il 7 settembre 2011 ed è una data particolare. No, non mi riferisco alla numerologia ma al fatto che oggi è la mia data di scadenza. Su su niente facce strane, non è che sono scaduto (ma se continuo così lo sarò presto); in realtà si tratta di una specie di "tradizione" che coinvolge i maschi della mia famiglia, anzi ad esser proprio onesti si tratta più di coincidenze fortuite. Comunque sembra che sia mio nonno paterno, mio padre e mio fratello si siano sposati tutti alla medesima età ossia: a 30 anni, 8 mesi e 7 giorni. Tempo fa, si scherzava sul fatto che dovessi darmi da fare per rispettare questa "tradizione"/coincidenza ma ahimè purtroppo non ci sono riuscito. Devo ammettere che mi sarebbe piaciuto e che il mio lato romantico un po' ne ha risentito perché in fondo in fondo sarebbe stata una cosa carina se mi fossi sposato alla loro stessa età. Dall'altro lato, essendo io un single col cuore impegnato innamorato di un uomo, non mi sarei neanche potuto sposare in Italia, visto che  due uomini non possono sposarsi civilmente, anche se il matrimonio dell'anima quello che unisce due anime gemelle non ha bisogno di approvazioni né da Dio e né dagli uomini. Purtroppo a quanto pare neanche quest'ultimo tipo di matrimonio mi sono potuto permettere per il momento, magari forse in futuro chissà!

Ps: ero indeciso se mettere come immagine quella di inizio post del calendario di Men in the Alps, o quella iperinflazionata di Monsieur Septembre del calendario Dieux du Stade  Alla fine ho optato per il primo, ma solo perché i miei ormoni sono stati fino all'ultimo combattutti perché avrebbero voluto mettere il Signor Novembre di Men in the Alps che mi fa proprio sangue, roba che gli salterei addosso e me lo spupazzerei a dovere, visto poi il mio lustro e più di astinenza volontaria credo che se mi capitasse a tiro potrei anche consumarlo. Oddio anche il Signor Ottobre non è proprio da buttare e i due co-sirenetti di settembre son pure passabili, ma il Signor Novembre è tanta roba e se volete spedirmelo di persona non m'offendo, eh!

sabato 18 giugno 2011

Parenti Serpenti




Avant'ieri sono sopravvissuto al compleanno della Nonna Nazi e alla relativa festa di compleanno a sorpresa con tutti i miei "amati" parenti. Tanto per cambiare ho avuto un principio di attacco di panico, ma sono stato bravo a controllarmi, a rifugiarmi in bagno prima del patatrac finale e a calmarmi.
Certo ad un certo punto ho minacciato di strangolarli a mani nude, ma dalla mia ho l'attenuante perché mi avevano fregato il cellulare e avevo paura che mi cancellassero dei messaggi e dei numeri della rubrica che non avevo salvato altrove (già successo in passato fra le altre cose).
Mi sono promesso di escluderli completamente dalla mia vita, non ho bisogno che mi vengano buttatati addosso le loro idiozie, i loro consigli scellerati, la loro ipocrisia e il male. Ho la mia dignità, la mia integrità e la mia professionalità da difendere. Giusto per rendere l'idea quando Maria Antonietta disse «Se non hanno pane, che mangino brioche!», il suo consiglio era lungamente più sensato di quelli di quei dotti che ieri sera hanno fatto di tutto per dirmi come vivere la mia vita (ad esempio lavora gratis per farti conoscere così qualcuno ti assumerà, buttati sulle energie rinnovabili, ecc.).
Più passa il tempo e più non gradisco la loro compagnia, se non fosse per il Re e la Regina li avrei mandati a quel paese un paio di vite fa; invece mi tocca essere diplomatico e far spallucce autocensurandomi.
Ecco a dirla tutta mi sarei un bel po' rotto di fare spallucce e fingere di passare oltre alle loro idiozie.