sabato 25 agosto 2012

Sognare un impossibile sogno


In questi ultimi 3 mesi, ho sempre sperato che fosse tutto un brutto sogno, che prima o poi mi sarei svegliato  da questo incubo. Qualche volta ho pensato che mi fosse successo un incidente, che tutto quello che è successo dopo sia frutto del mio inconscio in coma che, cercando di spaventarmi, prova a farmi svegliare. Vorrei che fosse tutto un brutto sogno o quanto meno uno scherzo di pessimo gusto e spero prima o poi che qualcuno mi dica una frase idiota del tipo: è una candid camera, ci sei cascato in pieno, cretino! Purtroppo non tutto ciò che si desidera corrisponde a ciò che si può avere. So che sono sciocco e che un post del genere non dovrei proprio scriverlo, ma tanto anche se non lo mettessi nero su bianco lo penserei ugualmente, allora tanto vale scriverlo, tanto non credo che Lui lo legga, e poi c'è sempre la speranza che un giorno rileggendolo mi dia del cretino e che mi ci faccia una bella risata sopra. 
Mi sto sforzando di non pensarlo, ma con scarsissimi risultati. Vorrei anche scrivergli, giusto per sapere come sta, visto che non ho sue notizie da un bel po' di tempo ed incomincio ad essere molto preoccupato, ma ho paura che possa fraintendere e che possa involontariamente fargli del male, quindi alla fine rinuncio anche se mi costa non scrivergli. Mi manca. Non dovrei forse neanche scriverlo, ma è così. Mi piacerebbe che fosse tutto come all'inizio, chiacchierare con lui con semplicità del più e del meno, vorrei indietro quella complicità-confidenza che mi manca. Aveva il potere di rasserenarmi, di farmi sentire giusto, forse il termine corretto sarebbe speciale. Non vorrei essere frainteso, ci sono alcuni amici che hanno la capacità di riportarmi con i piedi per terra, di farmi ragionare e di dare ordine al caos che ho in testa; però Lui... Qualche volta penso che sono stato un grande stupido ad aprirgli il mio cuore, magari se avessi taciuto non l'avrei perso del tutto. Purtroppo, quando si tratta di sentimenti non esiste un modo giusto o un modo sbagliato per esprimerli. Questo post mi serve in parte a fare un po' il punto della situazione, a buttare fuori dei pensieri, anche se ammetto di essere ripetitivo, nella speranza di riuscire a capirmi un po' di più. Ecco, se dico che mi preoccupo lo stesso per Lui, passo per deficiente, per malato, per pazzo o per persona normale? Che poi, se ci fosse bisogno di un'attenuante mi preoccupo per tutti quelli che fanno parte della mia vita e che ritengo siano importanti per me. Ecco, Lui è troppo importante per poterlo cancellare con un colpo di spugna, così come non potrei mai odiarlo: è impossibile! Però, devo ammettere che sono una persona orribile perché qualche volta vorrei che ritornasse da me e mi dicesse che ha fatto uno sbaglio e sono io la sua panacea, non l'altro. Quando penso ciò, mi sento pure in colpa come se avessi rubato una felicità che non mi appartiene o gufato e onestamente non mi piacciono questi pensieri sporchi perché vanno contro di me, contro quello che sono Io in realtà. Se tutto fosse semplice e lineare, si risolverebbe tutto in un: vorrei che Lui fosse Felice con Me; ma in realtà c'è un NON prima di con, quindi mi dovrò accontentare che Lui sia Felice con un altro e che io prima o poi lo sia  da solo o in compagnia. Ma poi sono così fuori di testa se sono grato al suo attuale fidanzato perché è riuscito a dargli tutto quello che avrei voluto dargli io ma a quanto pare non ci sono riuscito? L'altro giorno riflettevo un po' più ad ampio raggio e freddamente sono arrivato alla conclusione che visto com'è andato ad escort tutto il resto (dire a puttane non è più politicamente corretto), forse è stato un bene che non mi ami. Insomma, senza che ci giriamo attorno, però onestamente associo al mio nome due aggettivi: fallito e sfigato. Partendo dal presupposto che per Lui voglio solo il meglio, onestamente e oggettivamente io non sono quel meglio. Cosa avrei mai potuto dargli oltre a me stesso e al mio Amore? Niente. N-i-e-n-t-e! Niente! Per un attimo, ho pensato per assurdo se non ci fosse l'altro (a questo punto che sempre sia lodato!), con i miei pessimi risultati raggiunti, come avrei vissuto quest'estate? Doppiamente male, perché mi sarei sentito oltre che un fallito e uno sfigato, anche uno spergiuro e un  inaffidabile. A questo punto, converrete con me che forse è stato meglio così: almeno soffro solo io e amen. 
Non riesco a capacitarmi del fatto che io sia stato così presuntuoso nel pensare che sarei riuscito a cambiare tutto in meglio quest'anno. Non riesco a capacitarmi del fatto che io sia stato così presuntuoso nel credere che poi mi avrebbe amato così, con uno schiocco di dita. Non mi capacito di come sia stato così presuntuoso nel credere non solo nelle mie capacità, ma anche nei miei sentimenti e nelle mie sensazioni. Eppure non mi sono mai sbagliato, questa volta non avevo alcun minimo dubbio in proposito che ho deliberatamente ignorato, non c'era nessuna vocina a dirmi che stavo facendo una cazzata. Ecco, non avevo proprio dubbi. Com'è possibile che mi sia sbagliato? Mi consola il fatto che almeno ormai non sono più un peso per Lui. Ora, cosa mi resta? Non riesco a lasciare andare via questo sogno irrealizzabile e non riesco a smettere di sognare un impossibile sogno. Mi sa che sono un po' un Don Chisciotte senza speranze.


Rêver un impossible rêve
Porter le chagrin des départs
Brûler d'une possible fièvre
Partir où personne ne part
Aimer jusqu'à la déchirure
Aimer, même trop, même mal,
Tenter, sans force et sans armure,
D'atteindre l'inaccessible étoile
Telle est ma quête,
Suivre l'étoile
Peu m'importent mes chances
Peu m'importe le temps
Ou ma désespérance
Et puis lutter toujours
Sans questions ni repos
Se damner
Pour l'or d'un mot d'amour
Je ne sais si je serai ce héros
Mais mon coeur serait tranquille
Et les villes s'éclabousseraient de bleu
Parce qu'un malheureux
Brûle encore, bien qu'ayant tout brûlé
Brûle encore, même trop, même mal
Pour atteindre à s'en écarteler
Pour atteindre l'inaccessible étoile.

Sognare un impossibile sogno
Portare il dolore delle partenze
Bruciare di una possibile febbre
Partire per dove nessuno va
Amare fino alla lacerazione
Amare troppo, amare male
Tentare, senza forza e senza armatura
Di raggiungere l'inaccessibile stella
Questa è la mia ricerca
Seguire la stella
Poco m'importa delle mie possibilità
Poco importa del tempo
O della mia disperazione
E poi lottare sempre
Senza domande né riposo
Dannarsi
Per l'oro di una parola d'amore
Io non so se sarò quell'eroe
Ma il mio cuore sarà tranquillo
E le città si schizzeranno di blu
Perché un disgraziato
Brucia ancora, anche se ha tutto bruciato
Brucia ancora, brucia troppo, brucia male
Per cercare di straziarsi
Per raggiungere l'inaccessibile stella.

Jacques Brel (La quête - Album: L'homme de La Mancha - Anno: 1968) 

martedì 21 agosto 2012

Odi et amo della mia breve vacanza estiva


Elenco disordinato di ciò che ho amato in questa breve vacanza:

  1. la compagnia;
  2. la padrona di casa;
  3. i miei  brevi viaggi in solitario;
  4. l'ospitalità e la cucina emiliana;
  5. la serenità e la leggerezza delle piccole cose;
  6. il borgo medievale di Barga (Bimbozzo, se puoi, facci un giro che con la tua macchinetta ci regaleresti delle belle magie poetiche);
  7. la vista dal convento di Barga dalla finestra con sopra lo stemma;
  8. l'aria fresca del mattino presto e della sera tardi;
  9. le risate;
  10. le chiacchiere;
  11. la crema fritta e la crescentina;
  12. Lucca e Bologna;
  13. Miao Tse-Tung che mi fa le fusa e mi dà il buongiorno saltellando sul davanzale della finestra;
  14. le persone che vanno in bicicletta a Lucca;
  15. la suora ottantunenne che si emoziona mentre ti racconta la storia di san Rocco;
  16. sedersi sull'altalena;
  17. camminare per il borgo medievale col trolley mentre sembra che dalla regia mandino in onda Kutlama di Sezen Aksu:  

Elenco disordinato di ciò che ho odiato in questa breve vacanza:
  1. Trenitalia;
  2. la maleducazione dei viaggiatori di Trenitalia;
  3. le zanzare lucchesi;
  4. parlare al telefono e guidare (fermarsi parlare al cellulare in tranquillità e poi ripartire pare brutto, eh?);
  5. l'inquietante quadro di Benedetto XVI che mi fissava mentre dormivo nella mia stanzetta numero 3 del convento;
  6. la pazza che mi ha fatto una predica non richiesta;
  7. la fiera più scrausa che abbia mai visto in vita mia;
  8. le cubiste più brutte e più incapaci che abbia visto in vita mia, col dj e la serata danzante in piazza per i ccciovani più poveracciata in tutti i sensi insieme agli orridi tatuaggi del cubista che però aveva un paio di addominali con i quali avresti potuto grattare del formaggio, ma che si muoveva con la grazia di un orso ubriaco;
  9. le piccole cose che mi hanno inevitabilmente ricordato il mio piccolo Raggio di Sole (va be' prendetela con le pinze perché se dovessi eliminare tutto ciò che me lo ricorda dovrei eliminare una buona metà di ciò che esiste nel mondo, prima o poi mi passerà);
  10. le vecchie condutture idriche del convento;
  11. la pesantezza della crema fritta (mi sa che però è colpa mia che ne ho mangiata troppo);
  12. il mio gaydar che non ho mica capito se funziona, anche se con due persone ha suonato a mo' di serena di ambulanza e ad una di esse mancavano solo il cartello lampeggiante con le piume e gli strass e comunque c'hai il ragazzo abbarbicati a lui a mo' di koala, tu che puoi;
  13. la pessima colonna sonora in auto al ritorno (alzare il volume del lettore mp3 non è servito a coprire quell'obbrobrio);
  14. i cartelli con su scritto chiusi per ferie;
  15. il ritorno a casa.
Ho fatto il pieno di energie positive, ora tocca a me seminarle, annaffiarle, curarle, farle germogliare, farle crescere e poi raccoglierne i frutti; intanto dalla regia mandano in onda Vianne sets up shop, una delle musiche del film Chocolat, con le musiche di Rachel Portman, che calza a pennello come incentivo a rimboccarsi le maniche:



martedì 14 agosto 2012

Rehab


C'era una volta un Principe, una suora e una coppia di fidanzati... detto così sembra l'incipit di una barzelletta e probabilmente sarà così. Detto ciò, miei cari lettori vi saluto e vi auguro un buon ferragosto domani andrò in montagna (e non c'ho proprio voglia), giovedì parto (e ho già quell'ansia che ti fa saltellare dall'impazienza su una gamba e sull'altra). Vado dalla mia amica E. (sempre sia lodata!) e salvo imprevisti torno a Palazzo domenica sera, a meno che non cambio idea e decida di richiudermi in convento definitivamente. Giusto per la cronaca bazzicherò il secondo monastero in meno di una settimana e il primo era uno di clausura maschile, ma su questa mia visita forse ci scriverò un altro post al mio eventuale ritorno o forse no perché è triste, triste, triste. Come dal titolo parto e vado in Rehab, sperando di riuscire ad incollare i pezzi rotti e per darmi una scossa. Non ho la più pallida idea di quello che mi aspetta ed è giusto che sia così, insomma si prova a fare un salto per vedere se si è ancora capaci di toccare la felicità. Indipendentemente da tutto mi serve uno stop da questo vortice di negatività-depressiva in cui sono piombato. Non spiego nient'altro perché non ho la più pallida idea di quello che mi aspetta, per sicurezza mi porto pure un cv che non si sa mai e si prova ad aprire anche  un po' il cuore, che metti caso passi il principe azzurro mica posso dirgli scusa non mi va, ripassa più tardi perché ancora soffro per RdS! (Va be' tanto son sicuro che darò il due di picche a chiunque non sia RdS. Sì, sono fatto malissimo, senza che disapprovate con la testa perché vi vedo!). Questa è la mia "pazzia" di quest'estate (se non avessi ancora il cuore spezzato non rientrerebbe in una pazzia): sinceramente mi sembra già un traguardo essere riuscito a dire di sì ad un invito per una breve vacanza, indipendentemente dal fatto che avrei voluto cambiare infinite volte idea e declinare l'invito perché non credo di essere dell'umore giusto. Be' che dire, buon ferragosto e fate i bravi se vi va, altrimenti fate i cattivi. Vi abbraccio e bacio tutti. =)


They tried to make me go to rehab but I said 'no, no, no' 
Yes I've been black but when I come back you'll know know know 
I ain't got the time and if my daddy thinks I'm fine 
He's tried to make me go to rehab but I won't go go go 

I'd rather be at home with ray 
I ain't got seventy days 
Cause there's nothing 
There's nothing you can teach me 
That I can't learn from Mr Hathaway 

I didn't get a lot in class 
But I know it don't come in a shot glass 

They tried to make me go to rehab but I said 'no, no, no' 
Yes I've been black but when I come back you'll know know know 
I ain't got the time and if my daddy thinks I'm fine 
He's tried to make me go to rehab but I won't go go go 

The man said 'why do you think you here' 
I said 'I got no idea 
I'm gonna, I'm gonna lose my baby 
so I always keep a bottle near' 
He said 'I just think your depressed, 
this me, yeah baby, and the rest' 

They tried to make me go to rehab but I said 'no, no, no' 
Yes I've been black but when I come back you'll know know know 

I don't ever wanna drink again 
I just ooh I just need a friend 
I'm not gonna spend ten weeks 
have everyone think I'm on the mend 

It's not just my pride 
It's just 'til these tears have dried 

They tried to make me go to rehab but I said 'no, no, no' 
Yes I've been black but when I come back you'll know know know 
I ain't got the time and if my daddy thinks I'm fine 
He's tried to make me go to rehab but I won't go go go

Amy Winehouse (Rehab - Album: Back to black - Anno: 2006)

venerdì 10 agosto 2012

Alfama


È una di quelle notti più buie delle altre.
Non riesco a dormire,
proprio perché c'è troppo buio.

Ho paura di portare nel cuore 
il ritratto di qualcuno che non incontrerò mai. 

Avrei bisogno di... 
Te? 
Me? 
Noi?
Non so.

Nel deserto mi ritrovo a vagare,
in cerca di un'oasi a cui potermi dissetare.

Ecco, avrei bisogno di  un luogo in cui riposarmi e dissetarmi. Togliermi di dosso tutta questa stanchezza, tutto quest'amarezza, tutto questo vuoto, tutta questa solitudine che mi annienta. L'altro giorno mentre guardavo svogliatamente Grey's Anatomy, mi ha colpito questa frase che mi calza a pennello:
È più facile stare da soli: perché se impari che hai bisogno dell'amore, e poi non lo hai, e se ti piace, e ti appoggi ad esso, se fondi la tua vita su di esso e poi... tutto crolla? Potresti sopravvivere ad un dolore del genere? Perdere l'amore è come una lesione fisica, è come morire. L'unica differenza è che la morte è un attimo... e questo? Può andare avanti per sempre.
Quel per sempre mi spaventa. Non mi capacito di come ci sia stato un tempo in cui mi bastavo, in cui c'ero solo io ed io soltanto, di cui prendermi cura e a cui rendere conto. Mi sembra di vagare nel deserto senza meta, col rischio di perdermi e di perdere cose importanti. Mi rendo conto di essere diventato inaffidabile e di non essere in grado di fare qualcosa di costruttivo sia per me che per gli altri.

Alfama è il più antico quartiere di Lisbona, sembra che il suo nome derivi dall'arabo e significhi fontane o bagni, da lì si può guardare l'oceano e ammirare tutta la città. Non sono mai stato a Lisbona. Chissà se lì riuscirei a placare questa mia arsura che mi attanaglia. Non saprei, forse sì, forse no. Non posso fare a meno di pensare alla struggente omonima canzone dei Madredeus, colonna sonora del film di Wim Wenders, Lisbon Story del 1994:


Agora,
que lembro,
As horas ao longo do tempo;
Desejo,
Voltar,
Voltar a ti,
desejo-te encontrar;
Esquecida,
em cada dia que passa,
nunca mais revi a graça
dos teus olhos
que eu amei.
Má sorte,
foi amor que não retive,
e se calhar distrai-me...
- Qualquer coisa que encontrei. 

Madredeus (Alfama - Album: Ainda - Anno: 1995)



Ora che ricordo
le ore nel corso del tempo,
desidero
ritornare,
ritornare da te,
desidero incontrarti.
Dimenticato,
ogni giorno che passa,
mai più rividi la grazia
dei tuoi occhi che amai.
Il mio destino
fu un Amore che non trattenni,
e forse mi ha distratto
qualcosa che ho trovato.


Now,
that I remember
the hours to the long of time
I wish
to come back,
to come back to you.
I wish to find you.
Forgotten
in each day that passes
I never seen the presence
of your eyes that I loved.
Bad luck,
it was love that I did not hold back,
and perphas distracts me
something that I found.

Ps: le traduzioni possono contenere degli errori, abbiate pazienza so' 'gnurante! ma afferratene comunque il testo. Il post non è un granché lo so, ma rispecchia il periodaccio. 



domenica 5 agosto 2012

Questo domani non c'è


Ci sono più di 40°. 
Ci sono più di 40° ed ho freddo. 
Ci sono più di 40°, ho freddo e la pelle d'oca. 
Ci sono più di 40°, ho freddo, la pelle d'oca e un peso sul petto.
Ci sono più di 40°, ho freddo, la pelle d'oca, un peso sul petto e mi gira la testa.
Ci sono più di 40°, ho freddo, la pelle d'oca, un peso sul petto, mi gira la testa e tremo.
Ci sono più di 40°, ho freddo, la pelle d'oca, un peso sul petto, mi gira la testa, tremo e mi manca il respiro.
Ci sono più di 40°, ho freddo, la pelle d'oca, un peso sul petto, mi gira la testa, tremo, mi manca il respiro e black out.

Così, senza preavviso. Succede. È buio. Precipito e pur son fermo. Non capisco. Sono assente. Non voglio. Non posso. Non devo. Fa male, troppo male e poi... niente. Non sento niente. Svuotato di tutto, vorrei lasciarmi andare ma non reagisco. Immobile, aspetto che passi, che tutto smetta.

Mi racconto bugie: dico che domani andrà meglio, ma questo domani non ha contorni ben definiti, è sospeso in un non-tempo, in un non-luogo. Questo domani non arriva mai, sembra non esserci. Mi sembra di impazzire eppure non sono ancora impazzito. Ignavo, lascio che tutto mi travolga, lasciandomi portare dalla corrente, augurandomi di annegare al più presto. Non ce la faccio! è un impercettibile sussurro che non si può dire ad alta voce. Sono stanco, tanto stanco, molto stanco.
Non ho più freddo: ora c'è l'afa che mi violenta, mi tortura. Mi tortura proprio lì dove ho smesso. Come Sisifo non ho diritto alla pace eterna.

Dovrei correre, mi farebbe bene farlo. Non ci riesco. All'inizio pensavo che fosse colpa del troppo caldo, ma  la scorsa estate non faceva sempre caldo? Sì, allora la colpa deve essere della pigra indolenza in cui sono piombato. Apatia! Apatia nel vivere, apatia nell'anima, apatia nei sentimenti. Forse è così. Ma mi sembra un po' troppo esagerato perché dipenda tutto solo da ciò. Ci rifletto un po' su, osservo le differenze e poi capisco. La scorsa estate correvo per rendere più sopportabile il silenzio, per rendere l'attesa meno dura, per darmi una ferrea disciplina. Tutto era inserito in un disegno ben preciso, scandiva il tempo, affondavo le mani nella mi forza. Ci credevo. Ora, non c'è più nulla da fare di tutto questo. Mi pesa farlo. Non ho le motivazioni giuste per farlo e poi potrei avere un black out e lasciarmi sbranare da un branco di cani randagi,  mi stuzzica come idea ed è una tentazione troppo forte  al pari di farmi mettere sotto da un tir o da un autobus di linea.

Vorrei avere di nuovo quella sana incoscienza, quella che mi sprona a fare il meglio, a provare a superare i miei limiti, quella che mi offre nuovi occhi e nuovi punti di vista, quella che mi fa sentire vivo.
Invece ho quella stupida, quella che mi porta alla deriva. Mi sento abbandonato, soprattutto da chi era il mio mondo. Il mio mondo non c'è più, ciò mi sta distruggendo. Ora non ho niente. Non so che fare. Mi pesa fingere che vada tutto bene, per questo mi sono chiuso in un castello dai muri invisibili da cui esco raramente. Come la Dama di Shalott guardo la vita da uno specchio, aspettando l'ora in cui mi stancherò e guarderò fuori dalla finestra.


Mi sento un disabile dell'anima. 
Sono un disadattato della vita. 

lunedì 30 luglio 2012

Mi è rimasto nel cuore


Tanto tempo fa avevo un'amica con tre grandi passioni: lo sci, la danza e... i ragazzi! Le volevo molto bene e per un bel po' di anni siamo stati molto legati, poi, come purtroppo succede, si prendono vie diverse e ciò che ci aveva unito credo si sia lentamente esaurito. È brutto da dire, ma probabilmente ora siamo quasi due completi estranei, nonostante quelle rare volte che ci incontriamo siano sempre una festa. Ma non è di lei che voglio parlare, ma di un dialogo che tenemmo tanto tempo fa. Probabilmente all'epoca si arrabbiò pure, ma non disse niente disarmata dalla mia schiettezza o forse per paura di perdere chi le teneva compagnia mentre lei di nascosto si fumava una sigaretta e ci si confidava.  La mia amica non era una di facili costumi, ma essendo una bella ragazza, una che non puoi fare a meno di notare, aveva molto successo con i ragazzi. Ogni volta che l'amore adolescenziale di turno finiva, io ero tra quelli chiamati a raccogliere i cocci. Fin qui nulla di male, se non che, a parte il pessimo gusto in fatto di uomini, aveva un difetto che oggi come allora mi faceva imbestialire; ossia del tizio di turno continuava a ripetere: " mi è rimasto nel cuore! ".
Sui primi non dissi niente, non li conoscevo e non avevo motivi per dubitare delle parole della mia amica. Col passare del tempo, mi accorsi che questa frase veniva rivolta a tutti i suoi ex, compresi quelli con cui lei aveva avuto anche solo un piccolo innocente flirt (e per flirt intendo un semplice bacio sulle labbra).
Un giorno all'ennesima volta del " mi è rimasto nel cuore! ", sbottai amaramente e senza peli sulla lingua le dissi: " non puoi dire che ti sono rimasti tutti nel cuore senza fare distinzioni. Se così fosse, allora non hai la più pallida idea di cosa significhi. Ma poi scusa, quant'è grande il tuo cuore per contenere tutti? Non sono troppi? Non ti sembra di esagerare? ". Rimase senza parole, ma da allora, almeno con me, non ripeté più quella frase.
Non so come mi è venuto in mente proprio questo ricordo, se a causa del caldo asfissiante o perché oggi sto particolarmente peggio del solito o se perché oggi stavo per esplodere e dare dimostrazione del peggio di me ed ho quindi dovuto fare uno sforzo sovrumano per controllarmi. Non riesco a capire perché proprio io? Perché sono così diverso?  Perché sono così lento? Perché sono proprio così anormale? Non capisco. È una vita che non capisco. Da quanto mi ricordo, il mio comportamento e il mio modo di approcciarmi all'amore è stato sempre lo stesso: imbranato, disastroso, ricco di insuccessi, selettivo, ma soprattutto con grandi cocci da raccogliere ogni volta. Mi chiedo, perché non riesco ad essere più disinvolto? Perché non riesco ad innamorarmi  e a disinnamorarmi con la stessa facilità di molti miei conoscenti? Perché non riesco a saltare di letto in letto come fanno in tanti? Perché impiego tempi lunghissimi per voltare pagina? Più ci penso e più sono convinto che non esista il Grande Amore della Mia Vita, che sia tutto frutto delle mie ingenuità e delle mie debolezze e del mio disperato bisogno d'affetto; cose che forse qualcuno ha sfruttato per prendersi gioco di me e ferirmi per compiacere il proprio ego. Incomincio a non credere più nell'Amore. Ormai ho smesso da un po' di credere che anch'io possa avere il mio lieto fine, che tutto possa cambiare. Non succederà mai! Ho capito da un bel po' che deve essere orribile e terrificante il solo pensiero di voler stare con me, figuriamoci farlo veramente. C'è stato un tempo in cui mi bastavo da solo, vorrei di nuovo reimparare a bastarmi da solo anche perché in fondo rimarrò sempre da solo, perché non c'è l'Amore per me, non è mai esistito e mai esisterà, prima me lo ficco in testa e prima volterò pagina.
Chissà se io sono mai rimasto nel cuore di qualcuno? Credo proprio di No. Tristezza!

venerdì 27 luglio 2012

Indegno


Mi sembra di stare in purgatorio perché non sono neanche degno dell'inferno. Passo le giornate come un'anima in pena aspettando che finisca tutto. Tutto questo schifo, tutto questo buio, tutto questo dolore dell'anima, tutto questo vuoto... Passo le giornate in una fortissima apatia. Di tanto in tanto mi sveglio da questo torpore apatico in cui sono piombato, ma dura poco. Va sempre peggio o forse più semplicemente non è mai andato meglio, ma riuscivo ad illudermi che qualcosa migliorasse, ci credevo, ci speravo. Lentamente scivola via tutto e in quel tutto scivolo anch'io. È brutto da dire, ma mi accorgo che più passa il tempo e non mi interessa proprio un bel niente: tutto mi sta diventando completamente indifferente. Incomincio ad essere indifferente verso me stesso, il mio presente e il mio futuro. Mi murerei vivo più che volentieri, in parte lo sto già facendo. Non credo più a niente. Perché continuare ancora quest'inutile agonia? Se non fosse che romperei le scatole creando disagi ad un bel po' di gente, avrei levato il disturbo da un bel po'.  Se ripenso a quello che scrissi un anno fa circa:
in fondo che mi può succedere di peggio che non sia già accaduto?
Mi sbagliavo. Posso dire con gran cognizione di causa che al peggio non c'è mai fine e ogni qualvolta che penso di conoscere il suo limite, ecco che si va ancora peggio e si oltrepassa quel limite. Invece, il meglio ha una fine; ne sono certo: l'ho toccato con mano e finisce. Non mi ricordo quando è stata l'ultima volta che sono stato felice al 100% e per un periodo piuttosto lungo. Credo forse che sia stato verso la fine del 2008, in pratica un'eternità fa. Se ripenso alla mia scorsa estate, quando scrissi che ero ad un passo dal bollarla come la più brutta della mia vita, non avevo fatto i conti con questa. In fondo, l'anno scorso mi aggrappai con le unghie e con i denti ad una speranza. Grazie a quella speranza, riuscii a tenermi attivo perché pensavo stupidamente di essere quell'eccezione che non conferma la regola, quello con l'happy end a tutti i costi ... Blablablablabla. Balle, tutte balle! Non sono un'eccezione. Non sono una regola. Sono un errore. Tutto quello che volevo e per cui ho lavorato duro, alla fine è andato storto. Non è andato come doveva andare. E ora? Ora che dovrei ricominciare di nuovo da zero, non ho le forze per provarci, non ho voglia e non so neanche da che parte iniziare. 
Se prima ci credevo fino in fondo ed ho lavorato duro provandoci ogni giorno ed è andato tutto male che più male non si può, per quale motivo ora che non me ne frega un bel niente di me e non vedo né un presente, figuriamoci un futuro, dovrebbe andare bene? A che pro continuare?
Quando la scorsa estate, mi fu paventato il fatto che forse il mio cuore non funzionasse a dovere e che ci fossero dei problemi seri; ero più o meno tranquillo perché non avevo (e non ho) paura di morire. La mia unica e più grande preoccupazione era che non avrei potuto continuare nella realizzazione del mio sogno, che non sarei riuscito a prendermi cura di... insomma, c'era qualcosa, qualcuno che rendeva la mia vita importante; motivo per cui dovevo essere forte nonostante tutto. 
Ecco, se mi succedesse ora non mi importerebbe; al massimo mi gaserei per organizzare la mia dipartita.
Comunque, la mia carcassa esterna per quanto non mi piaccia funziona bene; la scorsa estate era solo un falso allarme dovuto ad un eccesso di preoccupazione di un medico.
Il punto è che detesto perdere tempo ed io ora lo sto proprio sperperando in una maniera vergognosa e non riesco a ribellarmi a questo circolo vizioso di inutilità. 

Mi sento in purgatorio: indegno per le gioie del paradiso, indegno per le pene dell'inferno. 

mercoledì 25 luglio 2012

Ci sono notti


Ci sono notti in cui non riesco a dormire
perché il mio letto è troppo grande per me da solo
e troppo piccolo per contenere me e la mia solitudine.

Questa è una di quelle notti.
Una tra le tante.
Non è la prima, non sarà l'ultima.
Quante altre notti come questa riuscirò a sopportare?

E son già due mesi...



Why does my heart feel so bad? 
Why does my soul feel so bad? 
These open doors.

Moby (Why does my feel so bad? - Album: Play - Anno: 1999)

lunedì 23 luglio 2012

Pioggia di luglio


Non riesco a dormire. Sai che novità! Tra il caldo, le zanzare e gli incubi è una lotta impari riuscire a prendere sonno. Quasi quasi tra i tre preferisco le zanzare, almeno le puoi uccidere e sentirti una persona migliore dopo averlo fatto. Continuo a rigirarmi nel letto senza posa. Mi alzo e vago per casa al buio, con passo felpato perché non voglio disturbare il resto della famiglia che dorme. Avrò dormito sì e no un paio d'ore, sono le 4 del mattino e i tuoni annunciano una pioggia imminente. La mia attenzione è rivolta a quello che succede a Ovest del Palazzo: uno spettacolo mozzafiato! Incollo il naso alla finestra, l'aria è già molto più fresca e c'è il vento che soffia fra i rami degli alberi. I lampi illuminano le colline e la montagna silenziosa, rischiarando la notte che tra un paio di ore avrebbe lasciato il posto alla luce del giorno. Non posso fare a meno di guardare, con occhi fanciulleschi, i lampi che si muovono con grazia e con un ritmo ben cadenzato. Sembrano che danzino leggiadri nel cielo. Ad occhio e croce direi che ballino un mambo: uno, due, tre, quattro... mambo! Mi godo la scena e di tanto in tanto soffio sul vetro fino ad appannarlo. Soffiare sul vetro fino ad appannarlo è una delle piccole gioie della vita. Poi per uno strano gioco di associazioni di idee penso a quando scrissi questo post e non mi piace più soffiare sul vetro: fa troppo male. Spalanco la finestra per respirare a pieni polmoni quell'aria che pian piano profuma di terra bagnata. Sono combattuto se uscire o meno a passeggiare sotto la pioggia senza l'ombrello. Se non l'avete mai fatto in vita vostra non sapete cosa vi perdete! Poi penso che dovrei spiegare ai miei il perché sarei fradicio e non capirebbero, già sono sull'orlo della follia, e loro poco e poco contribuiscono ai miei continui alti e bassi. Finirò in manicomio se non me ne scappo da qui, forse sarebbe un bene per me: tanto sono sempre stato strano. Non mi importa! Mi concentro sul ritmo delle gocce di pioggia, chiudo gli occhi e penso. Se tutto ciò fosse un film, riecheggerebbe la voce di Domenico Modugno mentre canta Piove :

[...] ti perderò 
come una fiaba l'amore passa 
c'èra una volta poi non c'è più 
cos'è che trema sul tuo visino 
è pioggia o pianto 
dimmi cos'è
vorrei trovare parole nuove
ma piove piove sul nostro amor [...]

Sorrido amaramente. Solo io posso avere dei pensieri così scemi invece di dormire! Intanto penso. Penso a... e mi si blocca il suo nome in gola, mi si blocca il respiro e forse per un attimo anche il cuore. Penso al fatto che mi manca. Penso al fatto che vorrei stringerlo forte tra le mie braccia. Penso che continuo a chiedermi se sta bene. Penso al fatto che continuo a sentirmi: un puzzle a cui manca la tessera centrale per essere completo. Mi sento un marchingegno inceppato che si è bloccato: non va né avanti e né dietro. Sono uno scemo a continuare a preoccuparmi per Lui. Sono un grandissimo scemo e basta. Però, se non fossi scemo non sarei io e in un certo qual senso mi tranquillizzo perché almeno sono ancora io. Passerà. Forse. Forse sì, forse no. Devo togliermelo dalla testa, ma soprattutto dal cuore. Ma come si fa a togliere una persona che ti è entrata nella pelle e nel sangue?
Piove. Vorrei che la pioggia lavasse via tutte le amarezze che mi soffocano e mi tengono sveglio la notte. Vorrei che la pioggia donasse nuova linfa vitale a quel poco di buono che c'è rimasto in me, ammesso che ce ne sia o ce ne sia stato in passato. Sarebbe magico se quelle stesse gocce, riuscissero a smuovermi da questa pigra indolenza in cui sono caduto e mi indicassero la via giusta per me.
Piano piano si sveglia il resto della tribù e non c'è più tempo per me. Lo spettacolo va condiviso e non ne ho voglia perché non capirebbero, non nel modo in cui vorrei che capissero. Riprendo come un automa i gesti quotidiani di inizio giornata. Ha smesso di piovere. Un piccolo raggio di sole trafigge le grigie nubi. Accendo il pc e butto giù questo post. Oggi mi va di scrivere e di non lasciare questo post solo nella mia mente come tutti quelli che l'hanno preceduto, invece non so se ho voglia di pubblicarlo. Mentre scrivo con lentezza, ha ripreso a piovere. Nel frattempo, sempre se fosse un film, la regia zoommerebbe (ma si dice così?) sul cielo scuro e la voce di Fiorella Mannoia accompagnerebbe i titoli di coda. Mettete al posto di Sally il mio nome (quello vero che inizia per effe e finisce per o, nove lettere), declinate il tutto al maschile, shakerate un po' il tutto e voilà un riassunto migliore di me non c'è. Mi domando solo quante altre volte patirò, quante altre volte sarò ancora punito, quante altre volte guarirò, quante altre volte cadrò, quante altre volte mi rialzerò, quante altre volte... senti che fuori piove, senti che bel rumore!


Sally cammina per la strada senza nemmeno guardare per terra. 
Sally è una donna che non ha più voglia di fare la guerra. 
Sally ha patito troppo, 
Sally ha già visto che cosa ti può crollare addosso! 
Sally è già stata punita 
per ogni sua distrazione o debolezza 
per ogni candida carezza data
data per non sentire l'amarezza! 

Senti che fuori piove, 
senti che bel rumore. 
Sally cammina per la strada sicura 
senza pensare a niente, ormai, 
ormai guarda la gente con aria indifferente. 
Sono lontani quei momenti 
quando uno sguardo provocava turbamenti, 
quando la vita era più facile 
e si potevano mangiare anche le fragole. 
Perché la vita è un brivido che vola via 
è tutto un equilibrio sopra la follia, 
sopra la follia! 

Senti che fuori piove, che bel rumore. 
Ma forse Sally è proprio questo il senso, il senso del tuo vagare. 
Forse davvero alla fine ci si deve sentire, e chi lo sa, un po' male! 
Forse alla fine di questa triste storia qualcuno troverà il coraggio, 
per affrontare i sensi di colpa e cancellarli da questo viaggio, 
per vivere davvero ogni momento con ogni suo turbamento e come se fosse l'ultimo! 

Sally cammina per la strada leggera, 
ormai è sera. 
Si accendono le luci dei lampioni 
e tutta la gente corre a casa davanti alle televisioni. 

Però un pensiero le passa per la testa, 
forse la vita non è stata tutta persa, 
forse qualcosa si è salvato, 
forse, poi non è stato tutto sbagliato, 
forse era giusto così! 
Forse, ma forse, ma sì! 

Senti che fuori piove,
senti che bel rumore.

Fiorella Mannoia (Sally - Album: Certe piccole voci - Anno: 1999)