domenica 20 maggio 2012

Quel sottile peso dell'insoddisfazione


Avete mai l'impressione di non fare abbastanza? Di pensare che forse sì, avreste potuto o potreste fare ancora di più? Ecco, io ne sono munito in abbondanza! Anche quando sono soddisfatto del risultato raggiunto, c'è sempre quella frazione di secondo in cui penso: "diamine! avrei potuto fare di più e meglio!". Forse è colpa del fatto che ho degli standard elevati nei confronti di me stesso,  in fondo l'unica volta che non sono stato duro con me stesso è stato con l'università e non è che sia stato chissà quale grande capolavoro, eh! Anzi, credo che il termine disastro non dia la giusta e obiettiva dimensione di ciò che ho fatto, ma va be' ormai è acqua passata e sto incominciando a divagare troppo. Dicevo, nutro standard elevati nei miei confronti e spesso e volentieri sono intollerante verso me stesso, direi al limite del razzismo (o dovrei definirmi principekamarofobo?). Non credo che sia normale quanto ho appena affermato, ma non ho altro modo per dire che spesso e volentieri mi sto largamente sul cazzo da solo. Sì, lo so non dovrei usare certi termini ma sono efficaci a rendere l'idea. Il fatto che pretendo molto da me stesso, mi porta ad avere con me la perenne impressione di non star facendo tutto il possibile al massimo delle mie capacità. In questo periodaccio, in cui non so più dove sbatter per prima la testa, tra le mille mila cose da fare, questa sensazione di insoddisfazione è ampliata all'ennesima potenza. Ho come l'impressione di star facendo un po' troppe cose contemporaneamente, in poco tempo ed ho paura di farle tutte male e di fare cilecca soprattutto nella mia trimurti di priorità. Se mi fermo a pensare un po' di più, a tutto quello che devo ancora fare, mi accorgo che devo ancora:
  • studiare bene ed imparare 1000 pagine del manuale da integrare con le recenti riforme dell'attuale premier, più altre 500 pagine di quesiti da svolgere;
  • devo revisionare tutta la grammatica francese, finirmi tutte le simulazioni dell'esame, più revisionare  la comprensione scritta e orale, ma soprattutto migliorare la produzione scritta e orale; sperando che non mi capitino argomenti ostici su cui non ho neanche un briciolo di opinione personale da difendere e né esempi con cui controbbattere e portare acqua al mio mulino. Già alla simulazione interna ho preso un 71/100 e mi sono girate le scatole come trottole perché devo assolutamente prendere da un 90 in su;
  • devo revisionare tutta la grammatica inglese perché quelle mie poche certezze grammaticali, quelle mie quattro cose in croce che facevano parte del mio background sono state spazzate vie dalla teacher Imbracchias (leggi imbranata), oltre naturalmente esercitarmi alla comprensione orale e scritta e alla produzione scritta e orale. Per me l'inglese è parecchio ostico, soprattutto nell'ascolto faccio parecchia fatica;
  • dovrei anche imparare la mia parte perché mica posso recitare solo sul canovaccio ed improvvisare, giusto? Anche perché in italiano di tanto in tanto ancora riesco a mettere due parole di fila di senso compiuto, ma in francese a volte no;
  • dovrei  compilare due dichiarazioni dei redditi, più altra burocrazia di cui ignoro il fine, il come, ma soprattutto a che serve;
  • dovrei correggere una tesina che parla di strade;
  • dovrei anche tagliarmi i capelli altrimenti sembro la Medusa di Caravaggio, prima mi sono guardato allo specchio e si è rotto. Non dico altro;
  • dovrei andare a mangiare tre pizze in tre città differenti, con tre gruppi di persone differenti, mannaggia a me che dico sempre sì;
  • dovrei anche organizzarmi il resto del viaggio;
  • dovrei scrivere un paio di mail tostarelle, più un paio di mail urgenti;
  • dovrei aggiornare il mio epistolario, ricopiando i foglietti volanti, sperando di non averne perso nessuno che già l'altra volta sono andato nel pallone perché pensavo di averlo perso a Roma Tiburtina;
  • dovrei prendermi cura anche dei miei amici, visto che ultimamente latito ed è già un miracolo se non mi sono messo a distribuire i numerini della coda. Attualmente Google Calendar è balzato al secondo posto, pari merito con l'ossigeno, nella mia classifica personale delle mie priorità, ovviamente al primo c'è sempre RdS.
  • dovrei prendermi cura anche di me perché sono un tantinello sfatto (leggasi stanco morto);
  • dovrei difendermi dagli assalti della donzella T. che mi chiama CiccioMio (tuttoattaccato) oltre a dirmi che brillo, non nel senso che sono una persona brillante, in gamba, ma nel senso che emetto luce (che vor' dì nin sò!) come una lampadina (???) o quelle sfere specchiate da discoteca (eh!?);
  • dovrei infine seguire le ultime lezioni, fare le ultime verifiche, ecc. roba che ad occhio e croce questa settimana dovrei percorrere solo 290 chilometri, salvo imprevisti ed errori nei calcoli;
  • poi ci sarebbero altre cose da fare e da mettere in pratica ma si è ancora sul limite tra realtà e progettualità.
A dire la verità, neanche lo volevo scrivere questo post stupidino, anche perché con quel popò di roba successo in questo fine settimana, le mie paranoie sono inezie, ma spero che buttandole giù magari mi sento un po' leggero e più pronto per affrontare tutto. Se avessi più tempo, sarebbe tutto più gestibile e più semplice. Non avendo molto tempo a disposizione, ho troppa paura di non aver dato il massimo, di non stare agendo in maniera corretta, soprattutto rispetto alla mia priorità principale. Mi sento esausto, ma non sono neanche a metà dell'opera e non posso mollare proprio adesso. Quindi mi sento non solo di non fare abbastanza, ma anche incompleto. In più sono un paio di giorni in preda alla saudade e mi sento completamente inerme, come se mi stessi perdendo.  Ascolto un po' di fado per arginare un'assenza e perché si confà alla mia anima.


Eppure... 
Avrei bisogno di perdermi nei tuoi occhi limpidi e cristallini. 
Avrei bisogno di sciogliermi fra le tue forti braccia.
Avrei bisogno di annullarmi nel tuo respiro.
Avrei bisogno di sentire il calore del tuo cuore.
Avrei bisogno di sentire il tuo cuore accanto al mio.
Mi manchi ogni santo giorno e non immagini neanche quanto.
Mi manchi e mi fa male ammetterlo.
Mi manchi  e mi costa dirlo. 
Mi manchi e mi pesa.
F.

mercoledì 16 maggio 2012

Scivola vai via


Succede che sei stanco e decidi di farti una doccia per riprenderti un po'. Metti un po' di musica per rilassarti. L'acqua scorre sulla pelle e i pensieri fanno capolino, si affollano, si spingono e non ti danno tregua. Così all'improvviso, senza un perché, ti accovacci, quasi a peso morto, mentre l'acqua scorre sulla tua pelle e senti un crack come quando si rompe qualcosa. Non c'è un motivo particolare. Forse è solo la somma di troppe ansie, aspettative e paure. Forse è solo colpa della stanchezza visto che non ti fermi un attimo e sembri la pallina impazzita di un flipper. Accade tutto velocemente, come quando aprono un diga per far defluire le acque, così allo stesso modo incominci a singhiozzare. Non distingui più le gocce d'acqua dalle lacrime. È un mescolarsi di acqua dolce e di acqua salata. Lentamente scivolano via, e più vuoi fermarle e più non accennano a smettere. Piano piano dal tuo corpo scendono giù insieme all'acqua nello scarico, in un vortice e poi giù lungo le tubature. Tanti piccoli sassi che franano giù dalla montagna. Un flusso inarrestabile. Poi, così come ti sei accovacciato, ti rialzi. Ti rendi conto che la doccia sta andando oltre il dovuto. Riprendi da dove ti eri fermato. Chiudi l'acqua e aspetti. Aspetti che gli ultimi colpi della tempesta si acquietino. Lasci che il calore del tuo corpo asciughi l'acqua prevista ed imprevista. Non capisci cos'è che ha fatto scattare il meccanismo e né provi ad indagare perché sai che non ne vale la pena ed è troppo faticoso. Sai solo che ti serviva per sentirti più leggero e per riprendere da dove ti eri fermato. Un ultimo controllo allo specchio per accertarsi che non ci sia qualcosa fuoriposto che possa tradirti. Poi pensi a quei quasi due anni di cinismo puro senza lacrime, perché le avevi terminate in precedenza, a furia di piangere disperato ogni notte. Due anni in cui non hai pianto, neanche per sbaglio, neanche per il pulviscolo, in cui ti sei preso beffa di quelli dalla lacrimuccia facile. Poi, fai un paragone e ti accorgi che è meglio piangere un po' e sentirsi più leggeri piuttosto che tenersi tutto dentro, prosciugato e intrappolato in una non vita. Così ti senti un po' meno stupido del solito.


Senza età
il vento soffia la
sua immagine
nel vetro
dietro il bar
gocce di pioggia
bufere d'amore
ogni cosa passa e lascia.

Scivola,
scivola vai via
non te ne andare
scivola,
scivola vai via
via da me.

Canzoni e poesie
pugnali e parole
i tuoi ricordi
sono vecchi ormai
e i sogni di notte
che chiedono amore
cadono al mattino
senza te
cammina da solo
urlando ai lampioni
non resta che cantare ancora.

Scivola,
scivola vai via
non te ne andare
scivola,
scivola vai via
via da me.


Vinicio Capossela (Scivola vai via - Album: All'una e trentacinque circa - Anno: 1990)

lunedì 14 maggio 2012

Quando si chiude una porta e neanche te ne accorgi


Sapevo che prima o poi sarebbe successo, ma non avrei mai pensato che sarebbe successo senza che io me ne accorgessi. Un sacco di volte ho pensato che sarebbe il caso di eliminare i rami secchi, di farmi coraggio e uscire dignitosamente di scena. Credo che sia passato più di un anno, o quanto meno sei mesi in cui mi ero ripromesso di riprendere e invece niente. Vuoi per un motivo, vuoi per un altro, vuoi perché ho rivoluzionato le mie priorità, vuoi per pigrizia, ho evitato di palesarmi e di mettere in chiaro le cose. Sapevo già che dopo la mia parentesi francese, in cui per motivi di forza maggiore ho dovuto sospendere la mia collaborazione, non sarebbe stato più la stessa cosa  e in un certo senso è stato così. So che questo ramo era moribondo da molto tempo, che questa porta era socchiusa già da un bel po', ma ciò che mi fa più strano è averne la prova materiale: accorgermi che quel ramo è morto e di esso si è fatto già un falò, prendere atto che la porta è effettivamente chiusa e non si riaprirà più. Durante questo periodo di inerzia, ho sempre pensato che al momento opportuno avrei dovuto fare un messaggio di comiato, a volte mi era sfiorata anche l'idea che potesse trasformarsi in futuro in una professione, per non perdere del tutto i fili del mio passato. Niente di tutto ciò. Son rimasto un po' così, diciamo spiazzato quando oggi non sono riuscito più ad entrare nella "stanza dei bottoni". Un po' infastidito perché almeno due parole di ringraziamento o di ben servito mi avrebbero fatto piacere e invece nulla. Dall'altro lato, anch'io non ho brillato negli ultimi anni per iniziativa ed impegno, forse è un po' colpa dell'amore finito che si è trasformato in profondo affetto e riconoscenza per quello che oggi sono (mmm pensandoci bene forse dovrei maledire), forse è colpa del fatto che  sono in parte cambiato perché ho rivoluzionato le mie priorità. Ho stravolto la mia classifica, depennando alcune voci, inserendone di nuove, declassandone altre, promuovendo voci sottovalutate. Sto provando a rivoluzionare tutto e a rivoluzionarmi. A causa del tempo così avaro, era inevitabile che finisse così. Da un lato mi dispiace, ma sinceramente mi hanno fatto un favore "cacciandomi" perché mi hanno bypassato e mi hanno permesso di evitarmi di mettermi a confronto con gli addii: perché io ho un pessimo rapporto con essi. Sono incapace di dire addio, è un mio limite e ogni volta che sono costretto a farlo lo faccio con estrema difficoltà .
L'unica cosa che mi stranisce è il dover mettere una data che indica la fine, mettere la parola fine ad un'esperienza, metterlo nero su bianco, scriverlo sul curriculum.


domenica 13 maggio 2012

The winner is...


Udite, udite. Rullo di tamburi, che squillino le trombe, abbassate le luci per creare un po' di suspance e The winner is... Principe Kamar! La mia reazione è stata più o meno la stessa:


Sono emozionato perché non ho mai vinto niente in vita mia, mi è spuntata pure la lacrimuccia, ma grazie al mascara waterproof de L'Oréal Paris, nessuna sbavatura! Il waterproof è un must da usare in ogni situazione dove la lacrimuccia fa capolina per evitare di ritrovarsi come un panda. Lo trovate solo nelle migliori profumerie.
Ora che ho fatto la marchetta a quelli della L'Oréal per un aggeggio che non uso e non so manco com'è fatto, spero che mi invierete un munifico bonifico sul mio conto corrente, ultimamente perennemente in rosso. Che non si fa pe' campà!

Ebbene, ho vinto il prestigiosissimo Premio Antares, consegnatomi dalla splendida Hobina padrona di casa del magnifico blog Otherworlds, se non lo conoscete dovete assolutamente farci un salto, intanto la ringrazio per avermi consegnato questo premio.

 
In cosa consiste il Premio Antares? Il Premio Antares è un premio che viene dato a "quei blog che con le loro parole mi risucchiano, mi rapiscono, riescono ad emozionarmi nel profondo. Vorrei premiare quei blog che mi coinvolgono con i loro post e che contengono significati profondi, talmente profondi da non poter essere colti a prima vista. Questo vorrei premiare".

Come ogni premio che si rispetti, ha le proprie regole che sono: 
 
1. Scrivere qualche parola di ringraziamento verso il blog che vi ha assegnato il premio. 
     
Sono onorato di ricevere questo premio proprio da Hobina, perché la stimo molto come blogger sia per il buon gusto che la contraddistingue, sia perché ha il pregio di scrivere dei post che mi fanno riflettere e al giorno d'oggi è ancora importante riuscire a fermarsi e a riflettere rimettendosi in discussione.

2. Assegnare il premio a cinque blog
 
Ecco, ora vado in crisi perché come fai a citare solo 5 blog? Dunque mi perdoneranno chi non citerò: per me siete lo stesso speciali. Dovendo fare una scelta, dunque opto per consegnare a mia volta il Premio Antares a:
  1. Chagall, perché il suo blog è un mondo magico e fiabesco, dove la poesia si mischia alla fantasia e all'ironia. Mai banale, mai volgare e poi last but not least è il mio dispensatore di consigli e chicche musicali e non.
  2. Still, perché ha un mondo interiore ricchissimo e non se ne rende conto, scrive molto bene e poi mi sono innamorato di un suo precedente blog, ormai purtroppo (o giustamente) reso privato, in cui affrontava il tema di una grossa perdita improvvisa e... insomma era da pelle d'oca. Poi magari con la scusa del premio, finalmente ricomincia a scrivere.
  3. Velia, perché secondo me è un talento letterario acerbo, inoltre è un po' il mio cervello esterno, sempre disponibile, mi fa riflettere, mi riporta con i piedi per terra, è un'amica dal grande cuore e poi sarà la mia testimone di nozze con il mio piccolo RdS (che non è una radio!).
  4. Febo, perché è fresco come la brezza marina e caldo come il sole d'estate; perché ha un percorso da fare e tanti sogni da realizzare, tra cui un Amore tutto suo da trovare. Ed ho fatto pure rima!
  5. BimboVerde, perché ha il dono di mettere in foto le parole, cioè ha la capacità di scrivere per immagini e di lasciare ad ognuno la libertà di comprendere secondo la propria sensibilità e perché secondo me diventerà un fotografo famoso, quindi accorrete a comprare i suoi scatti! Comunque, secondo me nella sua vita precedente era un maestro del teatro delle ombre cinesi e raccontava storie bellissime.
Mannaggia sono già arrivato a 5, uff! E ne ho dovuto fare fuori almeno un'altra ventina di meritevoli almeno quanto questi citati. :(

3.  Spiegare quanto e perché è importante per voi il vostro blog

Questo qui non è il mio primo blog, ad occhio e croce dovrebbe essere il terzo, il primo era sulla buon'anima di Caro Diario, che di punto in bianco morì perché il proprietario lo cedette per 40 denari come Giuda. Dalla sera alla mattina divenne un sito porno con le donnine e addio post. Il secondo è quello sul Cannocchiale, che ancora esiste perché non sono riucito a fare il back up e a riportare qui tutti i miei post, che ho abbandonato in seguito ai continui disservizi. Il terzo è questo qua, poi ce ne sono stati due: uno dalla vita brevissima, nato per esigenze specifiche legato a ragioni di cuore perché mi sembrava altrimenti di essere troppo lagnoso e poi confluito in questo (be' sono stato scoperto, anche perché volevo che mi scoprisse e sì sono tanto ingenuo, ma anche no!); un altro invece su wordpress nato più che altro come prova, nella speranza che da lì si potesse fare un back up dei miei vecchi post cannocchialeschi e invece niente ed è quindi una scatola vuota e abbandonata.
Perché è importante il mio blog? Semplice! Rappresenta un percorso di crescita, una sorta di coperta di Linus che unisce il mio bisogno di comunicare, di confrontarmi, al bisogno di sfogarmi lasciando libero nel web i miei pensieri. È un po' come andare dallo psicanalista, solo che io scrivo e poi mi rileggo a distanza di tempo e cerco di capire e di capirmi. Non ho tutte le rotelle a posto e ordunque si tenta di salvare il meglio e di cambiare ciò che non mi piace di me stesso.

Ancora grazie ad Hobina per questa inattesa sorpresa. :)

venerdì 11 maggio 2012

La foschia del coraggio


Mi piace la foschia e quel modo irreale di trasfigurare la realtà, rendendo il tutto sospeso in un mondo senza tempo, un misto di realtà e fantasia. Invece, non mi piace per niente se devo guidare, ancora peggio se da foschia si passa a nebbia e tu attraversi la strada di montagna piena di viadotti. Oggi è stata una giornata di foschia. È maggio e sul cucuzzolo c'è foschia alle due e mezza del pomeriggio, mentre da marzo fino a Pasqua neanche l'ombra. Bah! Il primo pensiero che ho avuto mentre attraversavo la montagna è stato la possibilità di tirare dritto alla prima curva e di cadere giù, non tanto per la scarsa visibilità, che ad onor del vero oggi era piuttosto buona rispetto a gli ultimi quindici giorni di aprile, ma come scusa per uscire "elegantemente" di scena da un senso di pesantezza che mi avvolge da un  po', proprio come la foschia. Al ritorno, reimbattendomi di nuovo nella foschia, invece non ho potuto fare a meno di pensare che ci sono cose che pur detestando, ho fatto e le sto facendo, proprio come guidare nella foschia. Mi sono ritrovato ad ammettere con me stesso che forse ho un po' più di coraggio di quanto credessi di avere, che forse sì, insomma, non sono proprio un disastro totale e che nonostante tutto, anche quando avrei voglia di mollare, insisto ad inerpicarmi lungo la montagna perché in fondo, ma molto in fondo, un po' ci credo in me stesso e in quello che sento. Anche se spesso non mi sembra di aver fatto chissà quali progressi, anzi mi sembra di essere rimasto immobile, in realtà sono andato avanti. Non proprio spedito e sicuro come vorrei, ma almeno claudicante e con molte cadute ci sto provando lo stesso, e forse sto crescendo. Però, ripercorro per un attimo la giornata appena trascorsa e c'è qualcosa che mi disturba e mi fa saltar la mosca al naso. Ecco che allora mi accorgo che c'è tanto lavoro da fare su me stesso e che ho perso una buona occasione per fare un bel balzo in avanti. Mi sento un po' come un ladro colto sul fatto e che accampa le scuse più assurde. Non ho accampato scuse, ma ho taciuto e questo è anche peggio. Sì, tacere, non prendere posizione, non agire, distogliere lo sguardo da un'altra parte, fanno tutti parte della stessa medaglia che è l'indifferenza. L'indifferenza crea danni, ed io ho fatto un grosso autogol lasciandomi scivolare via quell'omofobia velata non rivolta a me, ma ad uno sconosciuto. Quell'omofobia bieca e italiota che nasce dall'ignoranza. Sono stato preso alla sprovvista e non sono intervenuto. Per carità, niente di grave. Dando il giusto peso alle parole, si potrebbe bollare il tutto tra le battute infelici e mal riuscite. Ciò non toglie il fatto che mi senta un po' un verme per non avere avuto quella prontezza di spirito a controbbattere e a far sentire miseri chi le ha fatte. Ho un dubbio. Se più che prontezza di spirito, si fosse trattato di paura? Paura di essere bollato come qualcosa di brutto, sporco, di inferiore o più semplicemente per evitare rappresaglie o grattacapi? Forse non sono ancora abbastanza forte per riuscire ad affrontare al meglio tutto questo, non ho ancora abbastanza coraggio per ribellarmi anche a questo.
Mi sa che devo ancora lavorare molto sia su questo aspetto e sia su altri aspetti, se voglio essere una persona migliore di quella che ancora non sono. Devo farne tesoro, per essere pronto alla prossima occassione, sperando che non ci sia più bisogno di difendersi.

giovedì 10 maggio 2012

Invece di dormire, scrivo post senza senso come questo qua


Dovrei raccontare del fatto che lunedì sono stato a Roma, anche se in realtà mi sembrava di stare in Sardegna visto la moltitudine di sardi in circolazione. Dovrei raccontare del mio ormone impazzito per, in rigoroso ordine cronologico: uno steward moro, subito dimenticato per un biondino dagli occhi azzurro cielo, giuro che per una micro frazione di secondo mi sono perso nei suoi occhi ed ho pensato che fosse venuto a salvarmi da quella bolgia infernale, infatti poi ho distolto lo sguardo in cerca del suo destriero bianco pronto per salirci su in groppa e cavalcare verso il tramonto, per vivere insieme per sempre felici e contenti for ever and ever, in realtà figurati se quello guardava proprio me e poi a pensarci bene quell'orecchino sbrilluccicoso lo faceva sembrare un po' un tamarro, quindi, poi mi sono innamorato del fascino della divisa e quindi del capotreno brizzolato, subito tradito col turista biondo miele-rossiccio del nord-est europa, con una compagna altrettanto figa giusto perché dio li fa e poi li accoppia e non puoi non pensare che da due genitori così, non possano che venir fuori dei bambini bellissimi. A dir la verità, sono state delle meteore, carucce ma pur sempre meteore e che probabilmente a rivederli ora potrei anche trovarli repellenti (tranne il turista che era proprio bon... pardon carino). Dovrei raccontare di come pur amando la compagnia, avrei preferito viaggiare da solo per potermi gustare il viaggio meglio, con i miei tempi, i miei sensi e con quell'impagabile libertà che si ha, zigzagando senza meta, facendosi trasportare dai propri sensi inseguendo una chimera di stimoli, senza pensare a niente, guidati dall'istinto incosciente. Dovrei raccontare dei miei altalenanti sbalzi d'umore, di come sia masochista e mi ostini a starci male. Dovrei raccontare di quel perenne senso di assenza che mi condiziona, quel senso di incompletezza che mi fa vivere a metà, di come mi aggrappi scioccamente a stupide infantili speranze perché altrimenti mi sento di affogare. Dovrei raccontare di quanto mi senta avvilito di essere un completo fallimento, di quei discorsi che all'apparenza non mi scalfiscono più di tanto e invece mi distruggono. Dovrei parlare di come riesco a recitare bene senza il minimo sforzo, mi sa che dovevo fare l'attore, se solo fossi bello potrei ancora farlo; di come basta una cravatta viola, un po' di gel e un sorriso falso per accontentare e mettere a tacere elegantemente il volgo. Dovrei parlare della sodade, del fado, della nostalgia e di tutto quell'insieme indistinto che si è aggrovigliato in gola e non va né su e né giù. Dovrei parlare della paura che mi assale ogni volta che penso che sia troppo tardi; di quella voglia di cancellare ogni testimonianza della mia esistenza virtuale e reale perché mi pesa questa forma di stallo in cui mi trovo. Dovrei scrivere di come pur trovandomi in un posto incantevole e dannatamente romantico, con tanto di luna, stelle, brezza, scroscio d'acqua, gracidar di rane e frinir di grilli mi sia sentito più solo del solito, incompleto e micidialmente infelice tanto che mi è sembrato di dissolvermi come la ninfa Eco. Non riuscendo a scrivere niente di tutto ciò, se non una massa di cazzate pazzesche e confusionarie, non riesco a capire in che direzione vado e fin dove posso spingermi. Penso e ripenso al fatto che sono diversamente felice o più semplicemente diverso, anche se non mi è del tutto chiaro il significato della parola diverso, ma suona bene. Credo. Non saprei.

Per questo post si consiglia l'ascolto della traccia nascosta Prickly Pear dei Portico Quartet, inserita nell'album Knee-deep In The North Sea del 2007, purtroppo il codice per incorporarlo è stato disattivato, ma è la colonna sonora ad hoc per il mio stato d'animo diverso.

giovedì 3 maggio 2012

Metti che...


Metti che la sveglia non suona e già la giornata inizia malissimo. Metti che a svegliarti non è il dolce canto degli uccellini, ma un assordante frastuono persistente (che ve possino...). Metti che hai un'emicrania fortissima e vorresti tagliarti la testa. Metti che per studiare una pagina impieghi il triplo del tempo rispetto al solito, sei indietro rispetto la tua tabella di marcia e non sai a quale santo votarti per recuperare. Metti che ti senti stanco e non puoi permetterti il lusso di riposarti un po'. Metti che arriva l'ennesimo invito all'ennesima festa pallosissima a cui non vorresti partecipare manco morto, ma alla quale sei obbligato a partecipare a causa degli obblighi intrinseci del tuo ruolo di rappresentanza (sgrunt!). Metti che hai caldo per stare in jeans e camicia, ma hai freddo per stare in maglietta e pantaloncini. Metti che hai delle occhiaie per le quali potresti fare da nuovo testimonial del wwf perché puoi essere scambiato tranquillamente per un panda (singh!). Metti che hai voglia di gettare la spugna e sfanculare l'intero universo perché odi il "mondo intero" (tanto ormai!)
Poi leggi una mail di un carissimo amico e magicamente ti riappacifichi col mondo intero e finalmente riesci a vedere una luce. Certo, pensi che esagera un po', che forse il caldo gli ha dato alla testa e che è un po' troppo ottimista sulle tue capacità tanto da sopravvalutarti. Nonostante tutto, però, gli sei grato perché ha acceso la luce, hai sentito il calore del suo abbraccio di cui avevi assolutamente bisogno e pensi che nonostante tutto, al di là di come andrà a finire e i metti che, oggi ti senti proprio un ragazzo fortunato. 
Grazie Stè!

martedì 1 maggio 2012

Un po' di coccole non guasterebbero


Quella appena passata è stata una settimana piuttosto pesante, a cui si aggiunge pure un sabato pomeriggio e una domenica in cui speravo in un po' di riposo ma a quanto pare alla fine ho fatto di  tutto tranne che riposarmi, complice il fatto che sono tornati a Palazzo, per una brevissima vacanza, il Genio e consorte. Alla fine, quel po' di vantaggio che ero riuscito a guadagnarmi, sudando le fatidiche sette camicie, è andato a farsi benedire e ora son di nuovo indietro e mi tocca rimboccarmi di nuovo le maniche. E va be', capita! Mi consola che questa settimana procederà senza grossi affanni, per poi culminare in una domenica sera in viaggio e una settimana successiva, per non dire tutto il mese, in un bel periodo no stop bello ricco di impegni belli tosti. 
In fin dei conti, non mi dispiace avere tanto da fare perché sì, sarà stressante e tutto quello che vi pare ma tutto ciò ha l'indubbio vantaggio di soffocare sul nascere paturnie e paranoie varie perché non c'è tempo per rimurginarci sopra. 
Anche se prima di dare il via a questo tour de force, un bel po' di coccole non guasterebbero mica. Spero di poter recuperare in futuro con gli interessi e gli arretrati con RdS; nonché poter festeggiare il 1° maggio da lavoratore piuttosto che da disoccupato.


Dammi passione,
anche se il mondo non ci vuole bene,
anche se siamo stretti da catene
e carne da crocifissione.

Presto noi sogneremo,
distesi al sole di mille primavere,
senza il ricordo di questa prigione,
di un tempo lontano ormai.

Abbracciami e non lasciarmi qui,
lontano da te,
abbracciami e fammi illudere,
che importa se questo è il momento in cui tutto comincia e finisce
giuriamo per sempre però,
siamo in un soffio di vento che già se ne va.


C'erano le parole,
c'erano stelle che ho smesso di contare,
perso nei giorni senza una ragione,
nei viaggi senza ritornare.

Ora tu non spiegare,
tanto lo sento
dove vuoi il dolore,
quando la notte griderà il mio nome
nessuno ricorderà.

Abbracciami e non lasciarmi qui,
lontano da te,
abbracciami e fammi illudere,
che importa se questo è il momento in cui tutto comincia e finisce
giuriamo per sempre però,
siamo in un soffio di vento che già se ne va.
Siamo in un soffio di vento che già se ne va.

Neffa (Passione - Ep: Passione - Anno: 2007)